Malus I, La Vecchia Osteria 12

 

Sophie scelse il divano, che occupò interamente allungando le belle gambe, stava per lamentarsi della copertina di pelliccia spelacchiata poggiata sullo schienale, ma all’ultimo momento si rese conto che era Pirata, il gattone violento di Desirée, che dormiva imperturbato come sempre, per ogni evenienza preferì sistemarsi fuori dalla portata dei suoi artigli.

« C’è chi legge nel fondo di caffè », suggerì a mezza voce Gaby, guardando pensierosa nella propria tazza, Sophie sorseggiando la cioccolata le fece garbatamente notare.

« Non mi sembra molto razionale ».

Desirée allungò le gambe sulla poltrona che le stava di fronte, spiegando. « Qualche giorno fa, sono venuti a trovarmi due colleghi per confrontare alcuni dati, ho dovuto lasciarli da soli per un certo tempo. Uno di loro ha la mania dell’elettronica, perciò non è da escludere che possano avere installato da qualche parte un semplice di­spositivo, capace di supplire per alcuni istanti alla man­canza d’ener­gia. In fin dei conti non si è trattato che di qualche secondo. Tra l’altro uno di loro non molto tempo fa è stato vittima di uno dei miei diabolici scherzetti ».

« Davvero? », chiese Gaby, evidentemente sollevata. Desirée annuì sorridendo, dal volto traspariva una grande stanchezza, le ore passate davanti al pc avevano lasciato il segno.

« A proposito, stavo quasi dimenticando di dirvi, che mi hanno invita­to ad un’altra di quelle feste molto eleganti che a voi non piacciono, chiedendomi di portare qualche amica, sono quasi tutti giovani manager, quindi mancano le donne », annunciò Sophie cambiando argomento.

« Sophie, sai che non è il tipo di società che ci piace, inoltre all’ultima festa del genere dove ti abbiamo accompa­gnata c’erano soltanto microscopiche schifezzuole molto chic da mangiare ed io sono rimasta letteralmente a digiuno, non ho molta simpatia per l’alta cucina », le rispose Gaby ancora offesa.

« Le tartine con gamberi e caviale non erano male, non trovate? » Obiettò Sophie cercando di salvare il prestigio della festa.

« Se non se le fosse mangiate tutte Desirée, forse ».

Desirée sorrise al ricordo e domandò.

« Ma davvero sembro cafona? ».

« No tesoro, si vede che hai ricevuto un’ottima educazione che per ragione di quotidiana comodità non applichi. In ogni modo non vi sembra di avere superato l’età in cui si va ai ricevimenti solo per mangiare? Ma che sta succedendo là fuori? »

 

Malus I. La Vecchia Osteria, 9.

 

« No, ma riuscendo a trasporre questa caratteristica su un programma normale si potrebbero fare soldi a palate. Un computer che funziona senza corrente è sempli­cemente fantastico », esclamò Sophie venendo ad appurare di persona. « Bellissimo! »

« Ma non riesci a pensare ad altro che ai soldi? », chiese sinceramente sconfortata Desirée, che invece aveva a cuore le sorti del proprio pc.

« Desy, sei sicura che in que­sta confusione non ci sia ancora una qualche presa inserita? » Domandò perplessa Gaby.

    « Credi che non sappia nemmeno quante prese ci so­no nella mia stanza? Qualcuno sa che cazzo significa quella maledetta parola, almeno la smettesse di lampeggiare! Mi snerva, maledizione! ».

« Il fatto che ti sia arrabbiata non giustifica un linguaggio simile, né tanto meno la perdita dell’autocontrollo » le fece elegantemente notare Sophie.

« Se ha distrutto il programma e i dati, sono sei mesi di lavoro che vanno a farsi fottere, posso ricominciare a scrivere la tesi da capo, non so se mi sono spiegata. E tanto per capirci in una circostanza simile io non mi modero per niente, e uso il peggior linguaggio da caserma che conosco. Chiaro? »

« Usa la testa invece e cerchiamo di capire che cosa sta succedendo » le suggerì Sophie restando calma, così Desirée si risedette al computer brontolando parolacce varie.

« Assurdo, devo mettermi a un computer che in teoria do­vrebbe essere spento, che faccio? »

« Non saprei, prova a ridigitare la parola ».

« E’ questo il cosetto per fare par­lare il computer? », e senza attendere una risposta, Gaby pre­mette l’interruttore degli altoparlanti, ed il computer cominciò a ripetere con voce metallica e di­storta la parola.

Desirée intanto aveva inserito lo strano nome e imme­diatamente con gran sollievo delle ragazze la scritta scomparve e lo schermo divenne completamente nero.

« Perché continua a ripetere quella parola invece di starsi zitto, ora che è sparito tutto? », domandò giustamente Gaby alle altre due, che scrutavano sospettose il monitor, dove intanto erano apparsi due piccoli puntini rossi che andavano ingrandendosi. Il computer aveva smesso di sillabare la strana parola, adesso formulava intere frasi con voce sempre meno elettronica e artefatta, sempre più possente.

 

Malus I. La Vecchia Osteria 7.

«Mi ha dato della cafona ».

«Ordinaria, ti ha definito, e non per seminare zizzania ma continua a dirlo. ».

«Ma la storia motorino ha a che fare con lei? » s’informò Sophie.

«Sì, sai » Gaby s’interruppe un attimo per schiarirsi la voce e nascondere la vergogna che quel ricordo le provocava « a scuola c’erano diverse tipe che facevano capo a Ester e si riunivano i gruppetti molto chiusi, vincenti, sembrava che sapessero fare tutto loro. Io all’epoca ero molto affascinata dalla sua combriccola e le chiesi di diventare amiche » Sophie alzò le spalle a significare che la cosa sembrava perfettamente normale, ma Desirée le fece cenno di attendere la fine del racconto, e, infatti « Mi dissero che per diventare dei loro dovevo perdere almeno cinque chili e vestire firmato caso mai potessi permettermelo » Sophie strabuzzò gli occhi, tra le tre era lei la più formosa e bisognosa di perdere chili, volendo, ma Gaby era uno scricciolo.

«A quel punto sono rinsavita, mi sono resa conto che stavo tradendo i nobili ideali dei miei padri… »

«Il comunismo, partigiani » s’intromise Desirée per chiarire la situazione a Sophie.

«E questo solo per diventare amica di quattro stronzette snob vestite da puttanelle ed essere accettata dai loro amichetti celebrolesi », concluse Gaby.

«Che vi credete che si diventa stronzi da un giorno all’altro, c’è chi comincia da piccolo, quelle erano prove generali per futura discriminazione sociale »s’intromise nuovamente Desirée continuando a scrivere al suo pc.

«E allora che hai fatto? » Chiese sinceramente colpita Sophie.

«Le ho dato fuoco al motorino, o meglio ci stavo provando, perché non è così facile come potrebbe sembrare, quando è arrivata lei e mi ha aiutata. Un botto fantastico ».

«I giochetti col fuoco mi sono sempre riusciti molto bene, peccati di gioventù, era prima di diventare tranquilla » commentò orgogliosa Desirée e con un’alzata di spalle aggiunse « D’altronde mio nonno era riuscito ad incendiare l’Atlantico », Gaby la fulminò con lo sguardo e diede di nascosto un calcio alla sedia spingendola a riprendere a scrivere mortificata al suo pc, cambiò prontamente argomento dicendo.

«Non sai come ti invidio Sophie, tu come figlia di un banchiere non avrai avuto di questi problemi ».

«Fesserie, sono cose che succedono a tutti » intervenne nuovamente Desirée, alla quale lo strisciante classismo dell’amica dava fastidio, era la stessa cosa del razzismo: non era bello.

«Altroché » confermò Sophie « Tu pensa che per liberami delle cattiverie di una stronza del genere, ho dovuto fare andare in bancarotta con delle appropriate soffiate il padre, altrimenti mi avrebbe avvelenato la vita, così si sono dovuti trasferire altrove e ho potuto respirare ». Gaby era rimata a bocca aperta, non avrebbe mai pensato che quel genere di tormento esistesse anche nelle scuole dorate dell’alta borghesia, intanto Desirée commentava.

«Comunque io per quella bravata del motorino ho avuto dei problemi con i miei amici, perché le fiamme hanno annerito il super graffito sul muro del motorino, e loro non lo avevano ancora fotografato. Anche quelli erano mezzi scemi, che aspettavano a fotografarlo? »

Malus I. La Vecchia Osteria ,6.

«Oh! Mi ha guardata! », poi riassumendo l’aria distaccata che la contraddistingueva concluse seccamente. « E comunque da quando in qua gli uomini hanno un cuore? », riaprì la rivista, i gioielli non erano male e portabilissimi, specie quelli più costosi. Desirée non poté fare a meno di scoppiare a ridere assistendo a quella sceneggiata, infine commentò.

«Beh ho sentito dire di qualcuno che pare ce l’abbia, il cuore intendo, comunque ho sempre pensato che per correre dietro agli uomini non bisogna avere niente i importante da realizzare nella vita e allora ti accontenti. Accidenti, questo coso ricomincia a fare storie, forse è il caso di spegnerlo e continuare domani. Uno i ragazzi sé li tiene per divertirsi non per farsi assillare dalle loro paranoie, ma che scherziamo! »

«Forse abbiamo entrambe il grilletto troppo facile, ma onestamente penso che sia salutare ». La porta si era im­provvisamente spalancata ed un vivacissimo terrier gigante era schizzato all’interno, saltando subito sul letto tra le braccia di Sophie, mentre la sua padroncina si era fermata sulla soglia.

«Ciao a tutti! Dal luccichio peccaminoso negli occhi di Sophie de­sumo, che state nuovamente parlando di giocat­toli ».

Era minuta e i capelli corti rosso fuoco sembrava­no fatti apposta per marcare il carattere impertinente, sottolineato dalla T-shirt con scritto sopra “Fuck the system” conosceva Desirée da sempre, già i loro nonni erano stati grandi amici: due lupi di mare che avevano avuto come ultimo discendente due ragazze, una più ribelle dell’altra.

Gaby atte­se per un attimo una risposta da Sophie, che però era troppo intenta a sottrarsi alle effusioni d’af­fetto di Falstaff, così poggiò a terra lo zaino dai colori forti e dopo avere abbracciato Desirée andò a sedersi su una sedia girevo­le accanto a lei, che con aria allegra le annunciò la novità ben sapendo quale sarebbe stata la reazione.

«Lei ha un nuovo ragazzo, quello d’Ester».

«Ester chi? »

«L’oca che vorrebbe essere d’alta società, non eravate nella stessa classe? »,intervenne Sophie che ancora non riusciva a liberarsi dal cane.

«Uh si, ma quella più che un’oca è una serpe, non fa­ceva altro che copiare da me, poi andava in giro raccontando che se non fosse stato per la sua magnifica generosità, sarei stata bocciata. Come l’ho odiata. Mi fa piacere sapere che sei riuscita a fregarle il fidanzatino di sempre. In ogni caso, grande Sophie!». Sophie invece fu sorpresa da quella reazione.

«Come mai ce l’ hai tanto con lei? Una banale poveraccia ».

«Adesso! Ma avresti dovuto vederla a scuola, ha persino litigato con Desirée »Desirée alzò le spalle indifferente, non era difficile litigare con lei, spiegò.

Malus I. La Vecchia Osteria, 5.

« Questo programma l’ho fatto io, cioè l’ho modificato. Comunque non è questo il pro­blema, quello che mi fa arrabbiare è che i dati elaborati corrispondono solo in parte a quello che vorrei, cosa che non riesco a capire e quando io non riesco a capire una cosa… m’innervosisco ».

« Non ti sprecare a spiegarmela. Non ho mai capito niente di fisica, gli unici calcoli che mi riescono so­no quelli connessi al denaro, in particolar modo quello che mi entra in tasca. Ti ho detto che sono riuscita ad acca­lappiare Jean-Claude? ».

Desirée intanto si era alzata e sporgendosi sopra la scri­vania guardava dall’ampia finestra.

« Bello! Stanno arrivando Gaby e Falstaff! », poi voltandosi verso Sophie, s’informò incuriosita.

« Come hai fatto a strappare il bamboccio a quell’oca d’Ester ».

« Io sono una persona sportiva, tutto qui. Lei invece non è altro che un’oca possessiva, il ché significa che con una rivale del genere non mi sono divertita più di tanto. Sai alle volte ho pensato che sarebbe eccitante una gara tra noi due ». Desirée sorrise divertita immaginandosi la gara.

« Credi che esista un uomo che valga un’amicizia? Finiremmo col litigare, perché a nessuna di noi due piace perdere, inoltre non mi viene in mente nessuno che potremmo giocarci ».

« Già il tuo ultimo passatempo è stato silurato come dici tu. Tesoro dovresti avere più pazienza: bisogna curare una relazione, o almeno fare finta di farlo. Certo che oggi giorno pubblicano degli straccetti importabili, poi tutte queste stronzette anoressiche che si credono belle! Inguardabili, la morte che veste l’ultima moda, alle volte ci si meraviglia che abbiano ancora gli occhi nelle orbite.» A Desirée non sembrò avere dato fastidio l’ironica allusione dell’amica, per cui rispose allegramente.

« Ma per favore, era uno scassapalle senza eguali, adesso fa anche la vittima, dice che gli ho spezzato il cuore, mollusco! ». Sophie scoppiò in una risata argentina e chiuse finalmente la rivista, che in qualche modo non l’aveva soddisfatta.

« Come? Non l’hai aiutato a ritrovare la gioia di vivere e a superare le sue paure e problemi con la tua comprensione e la tua abnegazione? Grazie al vostro amore avreste potuto superare tutte le vicissitudini e ostacoli di questo cattivo e crudele mondo. Non sei andata dove ti porta il cuore! Angelo del focolare che fai non svolazzi? Sarebbe stato così semplice: bastava chiudere intelligenza e dignità in un cassetto e passare il resto dei giorni ad applaudire ogni scemenza che dice l’ebete, com’è che non l’hai fatto? E portandosi al cuore la rivista che teneva ancora in mano mimò i modi delle ragazzine «

Malus I. La Vecchia Osteria, 4.

« Ciao Desirée. Guarda: ho il calendario completo degli avvenimenti culturali dell’estate! » proruppe Sophie, l’altra si alzò con un radioso sorriso e l’abbracciò, dicendo subito dopo.

« Ciao Sophie, ti spiace se finisco un attimo? »

« No, figurati! Io intanto inserisco i miei impegni sociali, così sapete fin dall’inizio la mia disponibilità ».

« Si vede che stiamo invecchiando, diventa sempre più difficile fare coincidere il nostro tempo libero, siamo donne impegnate ormai », ironizzò l’amica, ma non scalfì lo snobismo di Sophie.

« Ma quale vecchiaia, io sono sempre stata socialmente impegnatissima fin da bambina ». L’altra le lanciò un’occhiata di sincera commiserazione ripensando alle scorribande giovanili e alla totale libertà di cui aveva goduto da bambina, era stata un maschiaccio e in qualche modo si vedeva ancora, per questo precisò con un certo orgoglio.

« Io invece sono sempre riuscita a scansare gl’impegni, l’unica cosa che non sono riuscita ad evitare è stata la scuola, impari presto che non si può avere tutto nella vita ».

« Tesoro, ma che hai fatto ai capelli? » Constatò in quel momento Sophie osservandola meglio.

« Niente, un esperimento venuto un po’ male », minimizzò l’altra, Sophie preferì non approfondire di che genere di esperimento si fosse trattato e tornò al futile.

« Ti piace questo smalto? È in tinta con l’abito, esattamente due tonalità più chiare, un capolavoro». Desi­rée diede un’occhiata di sfuggita allo smalto sorridendo in segno d’assenso e a bassa voce continuando a fare scorrere le dita sulla tastiera si complimentò.

« Bel colore, mi piace. Gli smaltini blu mi sono finiti, devo ricomprarli. Quest’anno ci sono delle tonalità violacee straordinarie », intanto con aria leggermente indispettita guardava il monitor.

Sophie, distratta da una rivista d’alta moda, si sdraiò comodamente sul letto di Desirée.

« Qualcosa non va? Ti ho fatto sbagliare? ».

« No, no, tu non c’entri. È tutta la mattina che si comporta in modo un po’ sospetto ».

« Se continui a crackare programmi ovunque, prima o poi ti ritrovi con un bel virus tipo aids o una bella denuncia, a seconda della sfiga. Quelli della Finanza però in genere sono carini, almeno ci sarebbe un lato positivo nella cosa », rifletté un attimo, forse era più probabile che la finanza un giorno si sarebbe presentata da lei, scosse la testa, meglio la moda del fisco.

Malus, I. La Vecchia Osteria, 2.

Davanti ad un grande schermo a cristalli liquidi, sedeva una ragazza dalla folta chioma scura disordinatamente raccolta sulla nuca da un vecchio mollettone a forma di farfalla con tanti sbrilucichini colorati, che si affrettò a fare sparire per evitare imbarazzanti commenti da parte dell’amica sofisticata. La sua bellezza acqua e sapone non era prorompente, i lineamenti erano delicati e regolari, si sarebbe detto un volto comune, se non fosse stato per gli straordinari occhi grigio-blu dalla luce intensa sui quali le lunghe ciglia gettavano un’intrigante ombra. Nel complesso aveva un aspetto normale un po’ trasandato: alta, vestiva con semplicità, vecchi jeans e un maglioncino slabbrato viola.

 Le due ragazze erano amiche da tempo, si erano conosciute alla scuola di danza, dove erano state mandate Desirée per ingentilire i modi da maschiaccio e Sophie per semplice convenzione sociale, una aveva scelto danza classica, l’altra moderna. Sophie però ben presto si era resa conto che il detto “Il tempo è denaro” non è solo un modo di dire, ma la pura realtà, e la danza le sembrò oltre che una perdita di tempo anche di denaro, così ancora prima di raggiungere la maggiore età concentrò i suoi interessi sull’azienda di famiglia: la banca, promettendosi di diventare uno dei più giovani e promettenti banchieri che la sua famiglia avesse sfornato negl’ultimi tre secoli di attività, lasciando la danza era subito aumentata di qualche chilo, ma era cresciuto in modo esponenziale anche il suo conto in banca.

In modo simile aveva smesso anche Desirée, probabilmente influenzata dall’amica. Il distacco era stato più graduale, ma simile, era cominciato con l’esclusione dal saggio perché troppo alta, per consolarla il nonno l’aveva portata con sé in mare, risvegliando così tutt’altri interessi, finché un giorno si era accorta che c’erano cose che l’affascinavano di più come la fisica e l’ingegneria navale, e così accadde che l’armonia dell’universo prendesse il posto degli accordi musicali e gli scritti di Einstein sostituissero Tchaikowsky e le eteree nuvole di tulle che l’avevano accompagnata fino ad allora

Del comune sogno della danza non era rimasta che una grande foto in bianco e nero in cui Desirée non sembrava nemmeno lei, e non a caso era stata la madre ad appenderla. A Sophie quella foto piaceva molto, perché le ricordava una frase detta dall’ amica in un momento di malumore: “ Come ragazza ti affacci al mondo in punta di piedi con abiti candidi, poi però ti accorgi che devi comprarti gli scarponi chiodati e prendere il mondo a calci in culo se vuoi sopravvivere”, condivideva a pieno quell’impostazione, anche se agli scarponi preferiva uno stuolo di avvocati strapagato: fanno più danno. Probabilmente entrambe non erano riuscite a perdonare al mondo di averle fatte smettere di danzare.