Malus I. La Vecchia Osteria 2.

Era una romantica dimora d’altri tempi, si distingueva dalle circostanti villette di nuova costruzione per le forme irregolari marcate dai massicci bloc­chi di pietra dei muri e dal pesante tetto di paglia, i tanti fiori sui davanzali e nel giardino antistante le conferivano un’aria allegra. Gli infissi erano stati verniciati di blu accesso, quasi a volere imporre un tono di modernità al vecchio edificio per mantenerne l’estetica al passo con i tempi. Accanto al cancelletto d’entrata, seminascosta da grossi cespugli di rododendro in fiore, era stata fissata la vecchia insegna di una locanda sulla quale si riconosceva a malapena un vecchio veliero sbiadito e un invitante boccale di birra, in passato aveva invitato i passanti ad entrare nella locanda, ora era stata declassata a qualcosa di simile ad un nano da giardino.

Dalla macchina scese un’elegante ragazza con indosso un attillato tailleur azzurro sgar­giante che evidenziava più del dovuto il fisico prorompente. I riccioli biondi, illumi­nati dai raggi del sole ancora freddi, ri­splendettero un attimo prima di scomparire all’interno dell’abitazione, dove entrò senza bussare.

« Buongiorno Sophie! Desirée è di sopra », la salutò al suo arrivo una voce calma e posata che sembrava prove­nire dal lato opposto della casa.

La ragazza si fermò sorpresa nell’ampio vano, che in passato era stato una locanda e oltre al vecchio bancone ne conservava ancora il caratteristico fascino, tentò di capire dove fosse la padrona di casa e come avesse fatto a vederla, poi però, senza dare ulteriore peso alla questione, si limitò a rispondere al saluto e salì in fretta i ripidi gradini che portavano al piano superiore dove risuonavano le note graffianti di Purple rain di Prince.

Giunta a metà corridoio, aprì una massiccia porta cigolante e d’un tratto l’intero scenario intriso di rassicurante romanticismo scomparve, nasco­sto da un imponente schiera­mento di computers disposti su una lunga scrivania che prendeva tutta la larghezza delle finestre a piccoli riquadri che si affacciavano sulla valle sottostante. Da quella posizione non si vedevano i tetti delle moderne villette, lo sguardo poteva spaziare libero sui boschi antistanti, mostrando un panorama che non doveva essere cambiato molto negli ultimi secoli.