Malus I. Segreti in cantina 9.

Desirée da accanto il sedile prese una bottiglia di cognac e riempì una coppa per l´amica, mentre Gaby aggiungeva con malizia « Suo nonno aveva ricevuto un’offerta migliore», scoppiò a ridere « O meglio, l’offerta fu fatta da una personcina molto attraente ». Sophie non era ancora del tutto convinta, e prendendo la coppa disse.

« Questo è furto e tradimento » e indicandole aggiunge « Da entrambe le parti ».

« A chi? » il tono di Gaby era decisamente impertinente « Ad uno stato che non esiste più? Questo è stato un risarcimento per danni fisici e morali, mai sentito parlare di danni di guerra? » e rivolta a Desirée aggiunse « Perché non ha capito? »

Il volto di Desirée si era fatto scuro, fissava il cognac che ondeggiava nella sua coppa vetro.

« Ancora non è entrata nella giusta ottica e comunque nessuno nella mia famiglia ha mai tradito », intanto Gaby precisava con eccessiva emozione.

« Ehi! Questo all’epoca era un gioiellino veramente prezioso, consegnarlo avrebbe significato darlo agli Inglesi! Stai scherzando? Stava in acque francesi, quindi era francese. Col paese alla fame, non si fanno regali agli stranieri ». Desirée invece, aveva preso proprio male l’accusa di tradimento e aveva messo il broncio.

« Nessun uomo libero è tenuto a seguire un capo indegno e vile, è una vergogna. È dagli albori del Medioevo che siamo stati uomini liberi e volendo anche prima, perché nemmeno i Romani sono riusciti a conquistarci e dovremmo sottostare agli ordini di un imbianchino austriaco d’estrazione proletaria? Ma stiamo scherzando? » represse un brivido di disgusto, bevve il cognac come per togliersi il sapore spiacevole dalla bocca.

« La stessa parola Franchi significa liberi », aggiunse Gaby confondendo leggermente le parti belligeranti.

Desirée alzò le spalle dicendo semplicemente:

« Serviva ».

« Vedi, questo ha più senso, perché devi sempre polemizzare su tutto, infilare ovunque la politica? » riprese Sophie rivolta a Gaby.

« Lei mente meglio, tutto qui » concluse Gaby mettendo il broncio.

« Quindi », disse riassumendo Sophie « Se ho ben capito nel dopoguerra per sfuggire alla fame questo paese si è dato al contrabbando e la locanda serviva da copertura per il via vai di gente ».

« Mica solo nel dopoguerra, sono secoli che va avanti questa storia», precisò Desirée con una punta d’orgoglio, aggiungendo « C’è sempre stato bisogno d’arrotondare le entrate ».

« Certo, da quando esiste un potere centrale ladro e padrone, che per inseguire interessi capitalisti impedisce il libero scambio di merci tra popoli amici e soffoca ogni forma di commercio solidale. » intervenne con enfasi Gaby.

« Forse sarebbe più preciso dire, da quando c’è gente che non si fa i fatti suoi e pretende di ficcare il naso negli affari altrui », puntualizzò più onestamente Desirée.

« Ragazze a costo di deludervi, ma il contrabbando non è commercio solidale ».

Malus I. Segreti in cantina, 7.

Sophie era ancora senza parole.

« Una mattina lo videro affiorare dalle gelide acque a causa di un guasto al sistema d’aerazione e fu subito amore ». Gaby adesso era veramente orgogliosa di poterle mostrare il loro segreto.

« Ma come si fa? È un sommergibile nazista », questo era inequivocabile date le grandi svastiche e croci bianco nere ben visibili sullo scafo insieme alla scritta U-933 la sigla del sommergibile.

« U-Boot », la corresse Desirée « U-933 detto Prinz Eisenherz è un pezzo unico, appartiene al tipo VII/c 41, ma ha tante modifiche da essere quasi un c 42, il prototipo mai realizzato. Ha uno scafo doppio, in teoria potrebbe raggiungere i 400 m. di profondità, quasi come i sommergibili d’oggi e una notevole capacità di fuoco di ben quattordici torpedo. Il motore a diesel è stato un po’ aggiornato, sai andava troppo piano », scese saltellando verso il molo, dove prese una lunga tavola che appoggiò al sottomarino per salirvi. Gaby intanto con un accenno d’imbarazzo tentava di giustificare il fatto a Sophie, che ancora non riusciva a capacitarsi.

« Devi capire Sophie, che quelli erano tempi molto inquieti ed insicuri, non si poteva sapere cosa sarebbe successo, per questo era meglio stare in guardia e premunirsi contro il peggio » continuò Gaby « Qui nessuno ha restituito le armi dopo la guerra ».

« Hai finalmente capito, perché da queste parti nessuno vende casa? Hanno le cantine piene d’armi, che non sanno più come eliminare ». Strillava Desirée dal sottomarino, aggiungendo con vanto.  « La mia cantina è la più bella », e presa dall’entusiasmo si mise a ballare, facendo rimbombare cupamente l’acciaio dello scafo. Sophie guardandosi intorno stupita, raggiunse il piccolo molo ingombro di bidoni e attrezzature varie coperti da grandi teloni incerati, si fermò sbalordita a guardare l’U-boot ancorato davanti a lei.

« Sono 67 metri di sottomarino, non è tanto già all’epoca ce n’erano di molto più grandi, ma questo è micidiale. », continuò Desirée, adesso imitava Shakira, sbagliando però i passi come notò l’occhio esperto di Sophie.

« Ma che senso ha? Dopo tanti anni. Questo enorme coso è bello, ma potrebbe andare bene solo per un museo navale, se davvero dovesse succedere qualcosa, che ci fai con questo? È un rottame » l’indignazione e l’offesa furono comuni.

« Non ha un filo di ruggine », protestò energicamente Gaby, mentre saliva sdegnata sul sommergibile, Desirée invece la guardava con un intimidatorio sorriso sulle labbra, a guardarla bene aveva qualcosa di tedesco, ferma su suo U-Boot a puntualizzare.

« Questo coso non è mai stato sconfitto da nessuno. Non sa cosa sia la sconfitta, né tanto meno la ruggine, non riesce nemmeno a immaginarsela. Dai sali » e corse via ridendo insieme a Gaby.

Malus I. Segreti in cantina 6.

« Queste caverne nei secoli passati sono servite a pirati e contrabbandieri. Nei momenti di carestia da queste parti non restava altro da fare. Nessuno ha mai saputo che in questo trasognato paesino fu saltuariamente praticata la pirateria, per questo è molto importante che tu non dica mai niente di questi posti, ne va della rispettabilità della nostra storia », specificò Gaby prima di lasciare passare Sophie, che mise una mano sul cuore sollevando l’altra in tacito segno di giuramento, così poté varcare finalmente la soglia segreta.

« Altre scale! Per chi mi hai preso ». Desirée era andata avanti ed aveva acceso la luce. Le scale con i gradini dissestati proseguivano, ma la galleria a una decina di metri da loro finiva in un’ampia caverna. Gaby aveva ripreso il racconto.

« Beh! È una storia molto romantica, volendo… Il nonno di Desirée s’innamorò della nonna e il villaggio …»

« Del nonno ufficiale gentiluomo » volle concludere Sophie, ma Desirée che le stava davanti la corresse.

« No, non del nonno, di questo », indicando ciò che si trovava all’interno della caverna. Sophie si voltò verso la luce, da prima riuscì a prendere atto solo di una grossa massa grigia, ma quando la mise bene a fuoco non credette ai propri occhi, esclamando incredula.

 

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« Mio Dio! Ma è pazzesco! », guardò meglio, non era possibile, eppure aveva di fronte un sommergibile tedesco della seconda guerra mondiale in perfetto stato di conservazione, che galleggiava placidamente ormeggiato nel piccolo porto sotterraneo. Prendeva sia in altezza, sia in lunghezza quasi tutta la grotta. Rispetto ai sottomarini moderni aveva uno scafo sottile e allungato che lo faceva apparire quasi elegante, nonostante fosse fermo ed in evidente disarmo incuteva un inconscio e cupo timore, cui contribuivano i grossi pezzi d’artiglieria che armavano la torretta, ancora minacciosamente puntati verso l’alto, contro un nemico che aveva vinto la guerra e si era dimenticato di loro. Alle funi d’acciaio erano fissate delle strane bandiere: una francese, una tedesca e ben due grandi bandiere della pace, evidente sforzo di Gaby per bilanciare altri simboli molto negativi.

Le due amiche la stavano guardano con occhioni innocenti, pieni d’orgoglio.

« Bello vero? », chiese a conferma Desirée.

Malus I. Segreti in cantina, 4.

 

« Ho un altro computer più potente. Certo che gli uomini non sono più quelli di una volta, comincio a pensare che quella del sesso forte sia una leggenda metropolitana » si limitò a dire Desirée, e mentre scendeva i primi gradini in pietra, aggiunse. « L’ultimo chiuda, che c’è corrente ed io di spifferi stasera ne ho presi più del dovuto ».

Sotto la botola si apriva una stretta galleria interamente scavata nella roccia e scarsamente illuminata da vecchie lampadine che penzolavano dalle pareti tenute da vecchi chiodi arrugginiti, scendeva con una leggera ma costante rotazione verso il basso. Durante il tragitto Sophie non fece altro che giurare e rigiurare fedeltà e silenzio eterno, ottenendo in cambio da Gaby solo terribili minacce.

La galleria finiva in un’apertura buia.

« Questo è il mio pozzo, visto da metà altezza », spiegò Desirée, indicando in alto la bocca del pozzo dalla quale filtrava una tenue luce.

Desirée si calò per prima all’interno, poggiando i piedi su di un piccolo rialzo posto più in basso, scese aggrappandosi alle sporgenze della pietra ed a dei perni di ferro inseriti tra i blocchi. Percorso un metro, con un salto scomparve all’interno di una stretta fessura, riapparendo poco dopo, per fare luce alle amiche. Sophie, meno agile, superò il vuoto solo per un pelo, giunta nella seconda galleria ansimante per lo spavento e giustamente indispettita, sbottò « Mi volete dire per quale caspita di motivo sto rischiando la vita? »

« Te lo deve dire lei », sentenziò Desirée.

« Perché io? » domandò Gaby sorpresa.

« Ma, se non me lo dice? » Sophie cominciava a mostrare segni di disperazione.

« Perché è xenofoba ».

« Che faccia tosta! Questo è quando si hanno i sensi di colpa… Io sono per l’amicizia tra i popoli e…» rispose Gaby.

Sophie perse la pazienza e con le braccia appoggiate sui fianchi, dall’alto della sua mole giunonica le intimò.

« O me lo dici, o me lo dici », Gaby sbuffò rassegnata.

« D’accordo, come sai c’è stata la guerra mondiale », ripresero a camminare seguendo la galleria questa volta più ampia.

 Desirée apriva la fila intonando allegramente una canzonaccia pirata.

« Quindici uomini, quindici uomini sulla cassa del morto oh oh oh e una bottiglia di rum. Il vento e il diavolo l’han portata in porto. Oh oh oh e una bottiglia di rum».