Malus I. Segreti in cantina 5

« Allora, si parla spesso dello sbarco in Normandia, ma raramente vi s’include anche l’operato eroico e essenziale della Resistenza, senza il nostro lavoro qui non sarebbe riuscito a sbarcare nessuno. Vi fu un vero movimento popolare, tutto il paese era unito contro gli schifosi nazisti. Nei film questo è spesso taciuto, perché ormai si è imposta la glorificazione del sistema consumistico, l’esaltazione del capitalismo americano; sono solo propaganda di sistema».
« Guardami Gaby tesorino », la interruppe con voce ammaliante Sophie.
« Io sono la personificazione del capitalismo e sono tanto felice ».
« No, del consumismo », ma Desirée le interruppe « Non vi siete ancora scocciate delle vostre inutili dispute politiche? Non portano a niente ».
« Tu piuttosto da che parte stai? » le domandò Sophie che stava veramente perdendo la pazienza.
« Penso che le ideologie siano state inventate per spingere i poveri fessi a farsi ammazzare per fare avere il potere a chi non ha fatto niente, insomma una colossale presa per il culo. E poi che significa da che parte stai? Ma perché uno si deve per forza schierare? », fece una piccola risatina e riprese a cantare « Quindici uomini…».
« Hai ragione tu, niente politica altrimenti qui non si finisce più » concluse pragmaticamente Sophie.
« No future. Temo che la fase punk che ha avuto qualche anno fa, non sia ancora del tutto passata, è meglio non sapere cosa le gira nella testa ora. Allora giacché non si può evitare, vengo al punto » continuò Gaby « Devi sapere che tra i sanguinari oppressori c’era anche il nonno di Desirée ». Questo Sophie non se lo sarebbe mai aspettato.
« Come mai? Era un collaborazionista? ».
« No, non collaborazionista, nazista » corresse Gaby.
« Tedesco, non nazista, sono due cose diverse, è come dire russo uguale comunista. Che c’entra? » strillò di rimando Desirée poco più avanti.
« Voi mi state facendo venire il mal di testa, da dove spunta questo nonno straniero? » intanto continuavano a scendere e Desirée, sempre cantando, aveva preso a guardare con attenzione la parete sinistra.
« Dall’invasione, ma mi stai ascoltando? Bisogna però riconoscere che era una persona leale. Sai alcuni di quelli lì avevano di quelle manie d’onore militare, insomma era all’antica, così pur essendo un nemico, riuscì a farsi rispettare, era un ottimo ufficiale di marina ».
« Hai presente il film “Caccia a Ottobre Rosso”? Qualcosa di simile » specificò Desirée, che si era fermata vicino ad un blocco di pietra e cercava di spingerlo, le amiche l’aiutarono e le pietre si mossero aprendo uno spazio sufficiente a farle passare, ma ancora una volta Gaby sbarrò il passo a Sophie.

Malus I. Segreti in cantina 3

« Scusate, che fate in giardino al buio? »

« Noi? Tu! »

« Ho litigato col mentecatto, o meglio, inizialmente volevo fare una passeggiata romantica tra gli alberi fino alla scogliera, ma abbiamo litigato».

« Guarda, che la scogliera di notte è estremamente pericolosa », Gaby non aveva ben gradito quella sorpresa, Desirée la fissava indispettita, ma per altri motivi.

« Non dirmi, che ti stavi infrattando nel mio giardino? » le domandò a denti stretti, era molto gelosa delle sue cose.

« Giardino! Sono un paio d’ettari.»

« Tu hai casa tua! »

« Qui è più romantico! » Gaby, si era piazzata accanto a Sophie con le braccia incrociate sul petto in segno di sfida e la guardava con estrema diffidenza.

« E perché avreste litigato? »

« Voleva mangiare! ».

« A quest’ora? », Desirée scosse la testa e si voltò proseguendo il cammino interrotto. Intanto Sophie spiegava con voce alterata dall’ira.

« Io gli ho detto, che l’unica categoria d’esseri viventi che mangia a quest’ora, sono i gatti randagi che svuotano i bidoni della spazzatura e che avrebbe potuto unirsi a loro. Quello è stato viziato! Ehi! Ma dove vai? »

« Per l’amor del cielo Gaby, falle giurare tutto quello che vuoi, ma dille dove stiamo andando.». Fu il secco ordine di Desirée, Gaby invece sibilò.

« Tu non ci puoi venire con quell’abbigliamento ». Sophie sollevò l’abito lungo mostrando le scarpe basse, le aveva messe per non sembrare troppo alta accanto al nuovo ragazzo, annodò su un fianco i lembi dell’abito, che in realtà servivano solo da contorno a due vertiginosi spacchi, allargò le braccia con un sorriso, così poteva andare ovunque.

Desirée intanto aveva raggiunto una piccola casetta di legno, che fungeva da ripostiglio degli attrezzi e stava tirando su una pesante botola dal pavimento, mettendo in vista delle strette scale.

« Ancora non mi avete detto dove stiamo andando », disse Sophie raggiungendola di corsa.

Malus I. Segreti in cantina, 2.

Tornò indietro e lo accese, digitando immedia­tamente la pa­rola e quando, anche questa volta non accadde niente, cominciò a diventare impaziente. Velocemente le dita si mossero sulla ta­stiera scrivendo rapidamente come suo solito, ades­so riapparve la misteriosa scritta, brillò alcuni istanti sullo schermo per svanire subito dopo, facendola imprecare.

« Maledizione! », scattò in piedi arrabbiata per non avere avuto il tempo di impedire che scomparisse, rima­se ferma al cen­tro della stanza fissando il monitor con sguardo di sfida.

Strinse i denti e prese a girare per la stanza come un animale in gabbia mordicchiandosi nervosamente le dita. In quell’istante squillò il cellulare, era Gaby.

« Ciao, sai stavo pensando che se non è stato uno scherzo, forse l’altro tuo pc… potrebbe avere registrato qualcosa, ».

« È quello che stavo pensando anch’io ».

« Sono sotto casa tua, salgo? ».

« Aspetta, scendo io. Ciao ».  S’infilò velocemente dei lunghi calzettoni e gli anfibi sempre pronti accanto al letto, mise la vecchia giacca di pelle nera a tre quarti dalla quale aveva tolto quasi tutte le borchie ma non la scritta sbiadita “ No future” e presa la prima sciarpa che trovò, scese ad aprire all’amica che l’attendeva impaziente alla porta, era in Jeans e un pesante maglione slabbrato fatto a mano, per proteggersi dalla brezza notturna aveva attorcigliato intorno al collo una coloratissima e lunghissima sciarpa.

« È tutto il giorno che ci penso, ma non l’ ho detto prima perché c’era Sophie », proruppe appena la vide, Desirée invece rimproverò.

« Quando pensi che possa diventare uno dei nostri? È nata qui, mi pare, inoltre è nostra amica da molto tempo ».

« Che c’entra, non è del posto e certe cose non può capirle. Viene da una famiglia di banchieri parigini, che vuoi che capiscano quelli », Desirée in risposta alzò le spalle chiedendosi, se le obbiezioni di Gaby potessero avere un qualche valore effettivo o se fossero semplicemente antico odio di classe o pregiudizio ideologico.

« Devi smetterla di attaccarla sempre, sai benissimo che è in gamba e che non è colpa sua se è di famiglia perbene, se è per il tuo comunismo ad essere coerente dovresti avercela anche con me, dato che ho sangue nobile, non molto ma c’è »

« Sì, ma non perbene » Desirée dovette sorridere per la testardaggine dell’amica, chiedendosi cosa intendesse con ”per bene”.

Chiacchierando girarono intorno alla casa, passando accanto al gigantesco garage che in passato era stato una rimessa per carrozze e fienile, arrivate in prossimità d’alcuni grandi abeti dove il viale si faceva più scuro e incerto, accesero le torce elettriche dirigendosi verso il boschetto che si estendeva immediatamente dietro casa.

Un improvviso rumore alle loro spalle le fece trasalire, si voltarono di scatto, il fascio di luce delle torce illuminò i riccioli biondi di Sophie.

Malus I. Segreti in cantina, 1.

Dall’esterno intanto giungevano oltre all’abbaiare dei cani anche le voci delle rispettive padrone, sembrava pro­prio che Gaby stesse sfogando lo spavento sulla vecchia ed acida vicina di Desi­rée. Così, quando la lite terminò, la signora Fayette era più inve­lenita che mai, anche se probabilmente d’ora innanzi si sarebbe ben guardata dall’insultare gratuitamente la furia rossa, che prima di andarsene aveva sferrato un sonoro cal­cio al suo adorato cocker, proprio quando la bestiola tentava di morderla a tradimento. Pirata tornò indietro verso il divano, troppo trambusto per agire, la cosa lo mise di cattivo umore tanto per cambiare.

  

Segreti in cantina

Era ormai notte fonda quando Desirée rincasò. La strada era profon­damente immersa nel sonno, fatta eccezione per un simpaticissimo cocker, che si mise ad abbaiare furiosamente svegliando tutti, come se fosse in atto chissà quale invasione nemica, invece era semplicemente lei che rientrava a casa sua, chiedendosi perché il suo gattone invece di dormire, non la facesse finita con quella bestiaccia. Si lasciò cadere sfinita sul letto, la testa le ronzava un po’ per la stanchezza e gli alcolici, inavvertitamente gli occhi si posarono sul moni­tor spento e silenzioso come una sentinella nella pallida luce della luna che entrava dalla grande finestra. Le ripassarono in mente le scene del ricevimento mediamente gradevole ma, come previsto, inutile, per fortuna il buffet era stato sostanzioso e i vini pregiati, però eccessivamente freddi, forse erano stati tenuti troppo all’aperto, e anche lei, non era ancora stagione per serate sulle terrazze panoramiche, frivolezze da sciccosi tediati come diceva a ragione Gaby, che si era guardata bene dal venire.

Scosse la testa: gente noiosa, si alzò per andare a struccarsi, pas­sando davanti allo specchio per un attimo rimirò soddisfatta la propria figura, era slan­ciata, il corpo flessuoso e le curve ben accentuate nei posti giusti, l’abito molto semplice, un tubino di velluto nero le calzava a pennello, dandole quel tono di classe cui non era abituata nella sua quotidianità, avrebbe dovuto abituarsi, stava diventando una giovane signora, ma forse c’era ancora qualche anno di tempo. Niente male le lunghe gambe con i tacchi alti. Sorrise al ricordo del tempo in cui temeva di rimanere un brutto anatroccolo ed essere un cigno solo nella danza. Sciolse i capelli, che le ri­caddero sulla schiena folti e scuri, oltre la sua immagine lo sguardo trovò di nuovo il compu­ter, una leggera ruga segnò la fronte. Buttò le scarpe in un angolo e si scompigliò i capelli per liberarli dalla fastidiosa piega, rivolse i grandi occhi allo specchio in modo da ammirarli in tutta la fatalità con cui così spesso si era divertita a giocare, ma anche qui vi notò riflessa l’immagine del monitor.

Malus I. La Vecchia Osteria, 13

« Finché non s’ingrassa, perché no? Credo che sia Falstaff, che sta nuovamente infasti­dendo il cagnetto della signora Fayette » spiegò Desirée sbadi­gliando.

« Come la odio! », sbottò Gaby, mentre si precipitava fuori verso i rumori sospetti.

« Lascia, forse lo ammazza » le gridò dietro Desirée, ma Gaby era già uscita. Desirée si strisciò stancamente indietro i capelli « Ho studiato troppo, penso che verrò, se non altro per fare qualcosa di diverso ».

Pirata decise finalmente di muoversi, saltò giù dal divano dirigendosi verso la porta, erano anni che dava la caccia a quel cocker, prima o poi l’avrebbe trovato solo.

« Com’è che il tuo gatto è sempre di pessimo umore, che gli fai? », osservò distrattamente Sophie vedendolo avviarsi verso la porta. Desirée rispose con un’alzata di spalla.

« Niente, è solo che vorrebbe comandare lui, ma nessuno gli dà retta, e questo lo manda in bestia e poi ha il un Harem di otto gatte da difendere, tutte seccature » Sophie ridacchiò.

« Okay, allora passo a prenderti, » e con un sorriso aggiunse « Non mi soffiare gli uomini migliori però.» Desirée sbuffò.

« Quelli non risvegliano il mio istinto di caccia, sono di una noia mortale ».

« Dai, che forse qualcuno decente c’è, se non altro non sono dei morti di fame e comunque anche se non lo vuoi ammettere tu ti diverti, è solo che non sono come li vorresti tu.  Ciao ». Desirée alzò le spalle, forse Sophie aveva ragione infondo quei poveri diavoli non erano male e mettendo le mani nei capelli brontolò.

« Dovrei anche andare dal parrucchiere, ma no, li lego così non si vede niente » e si lasciò sprofondare nella poltrona.

Malus I. La Vecchia Osteria, 9.

 

« No, ma riuscendo a trasporre questa caratteristica su un programma normale si potrebbero fare soldi a palate. Un computer che funziona senza corrente è sempli­cemente fantastico », esclamò Sophie venendo ad appurare di persona. « Bellissimo! »

« Ma non riesci a pensare ad altro che ai soldi? », chiese sinceramente sconfortata Desirée, che invece aveva a cuore le sorti del proprio pc.

« Desy, sei sicura che in que­sta confusione non ci sia ancora una qualche presa inserita? » Domandò perplessa Gaby.

    « Credi che non sappia nemmeno quante prese ci so­no nella mia stanza? Qualcuno sa che cazzo significa quella maledetta parola, almeno la smettesse di lampeggiare! Mi snerva, maledizione! ».

« Il fatto che ti sia arrabbiata non giustifica un linguaggio simile, né tanto meno la perdita dell’autocontrollo » le fece elegantemente notare Sophie.

« Se ha distrutto il programma e i dati, sono sei mesi di lavoro che vanno a farsi fottere, posso ricominciare a scrivere la tesi da capo, non so se mi sono spiegata. E tanto per capirci in una circostanza simile io non mi modero per niente, e uso il peggior linguaggio da caserma che conosco. Chiaro? »

« Usa la testa invece e cerchiamo di capire che cosa sta succedendo » le suggerì Sophie restando calma, così Desirée si risedette al computer brontolando parolacce varie.

« Assurdo, devo mettermi a un computer che in teoria do­vrebbe essere spento, che faccio? »

« Non saprei, prova a ridigitare la parola ».

« E’ questo il cosetto per fare par­lare il computer? », e senza attendere una risposta, Gaby pre­mette l’interruttore degli altoparlanti, ed il computer cominciò a ripetere con voce metallica e di­storta la parola.

Desirée intanto aveva inserito lo strano nome e imme­diatamente con gran sollievo delle ragazze la scritta scomparve e lo schermo divenne completamente nero.

« Perché continua a ripetere quella parola invece di starsi zitto, ora che è sparito tutto? », domandò giustamente Gaby alle altre due, che scrutavano sospettose il monitor, dove intanto erano apparsi due piccoli puntini rossi che andavano ingrandendosi. Il computer aveva smesso di sillabare la strana parola, adesso formulava intere frasi con voce sempre meno elettronica e artefatta, sempre più possente.

 

Malus I. La Vecchia Osteria 8.

 

«Senti Desirée, hai mai fatto vedere a Sophie le foto di quando eri Punk? »Sophie scosse decisamente la testa facendo volare per l’aria i suoi curatissimi riccioli biondi, imitata con più garbo da Desirée che si limitò a dire.

«Mi davo una bella ripulita prima di andare a danza, erano fatti miei quello che ero, non avrebbero capito». E aprì un cassetto traendone una foto, che porse senza troppo entusiasmo a Sophie.

«E tu quale saresti? » domandò lei non riuscendo a riconoscere l’amica tra i tre truci individui raffigurati sulla foto, poi la riconobbe sotto il pesante trucco sbavato: era quella col tutù nero che sembrava avere incontrato un gatto impazzito e la pesante giacca di pelle. Esclamò.

«Quella col tutu », Gaby scoppiò a ridere, stava per dire qualcosa ma un grido di Desirée interruppe la conversazione.

«Un virus! Te l’avevo detto », esclamò Sophie scat­tando a sedere per vedere cosa stesse accadendo.

Dal Monitor era scomparso tutto e al centro lampeggia­va una strana scritta rossa: “Uhtfloga”. Desirée fissava a denti stretti con estremo odio lo schermo, quasi stesse ringhiando.

«Ditemi che non è vero! » L’incidente sembrava avere strappato Desirée dal suo consueto torpore.

«Il bello di questi giochetti è che più uno tenta di eli­minarli, più gli facilita l’ingresso in altri sistemi. Pensa Desirée, molto probabilmente in quest’istante si sta diffon­dendo a incredibile velocità, distruggendo tutti i dati della memoria centrale, tutto il tuo faticoso lavoro. Il frutto dei tuoi lunghi ed estenuanti studi, il tuo futuro, e tutto il resto possibile e immaginabile » commentò con fare melodrammatico Sophie potandosi le mani al voluminoso petto, ma l’amica la fulminò con un’occhiataccia.

«Hai finito!», mentre tramite la tastiera tentava di spengere il computer «Maledizione, non si spegne », con rabbia pre­mette l’interruttore, senza ottene­re un risultato migliore.

«Si è bloccato », constatò seccata « Gaby stacca la presa, è vicina a te ».

«Non credo che risolverai molto spegnendo, dato che è ap­parso sullo schermo, molto probabilmente il virus avrà già contaminato il disco fisso », osservò Sophie divenuta infine se­ria.

«Gaby, si può sapere quanto ci metti a staccare quella maledetta presa? »,imprecò Desirée.

«Veramente… io ho già staccato tutto quello che si po­teva staccare, anche la radio ».

Desirée non le credette e si arrabbiò ancora di più, si chinò sotto il tavolo per controllare, poi fissò stupita le altre due.

«Dite, vi risulta che sia stato inventato un virus capace di fare fun­zionare un computer senza corrente? ».

 

Malus I. La Vecchia Osteria 7.

«Mi ha dato della cafona ».

«Ordinaria, ti ha definito, e non per seminare zizzania ma continua a dirlo. ».

«Ma la storia motorino ha a che fare con lei? » s’informò Sophie.

«Sì, sai » Gaby s’interruppe un attimo per schiarirsi la voce e nascondere la vergogna che quel ricordo le provocava « a scuola c’erano diverse tipe che facevano capo a Ester e si riunivano i gruppetti molto chiusi, vincenti, sembrava che sapessero fare tutto loro. Io all’epoca ero molto affascinata dalla sua combriccola e le chiesi di diventare amiche » Sophie alzò le spalle a significare che la cosa sembrava perfettamente normale, ma Desirée le fece cenno di attendere la fine del racconto, e, infatti « Mi dissero che per diventare dei loro dovevo perdere almeno cinque chili e vestire firmato caso mai potessi permettermelo » Sophie strabuzzò gli occhi, tra le tre era lei la più formosa e bisognosa di perdere chili, volendo, ma Gaby era uno scricciolo.

«A quel punto sono rinsavita, mi sono resa conto che stavo tradendo i nobili ideali dei miei padri… »

«Il comunismo, partigiani » s’intromise Desirée per chiarire la situazione a Sophie.

«E questo solo per diventare amica di quattro stronzette snob vestite da puttanelle ed essere accettata dai loro amichetti celebrolesi », concluse Gaby.

«Che vi credete che si diventa stronzi da un giorno all’altro, c’è chi comincia da piccolo, quelle erano prove generali per futura discriminazione sociale »s’intromise nuovamente Desirée continuando a scrivere al suo pc.

«E allora che hai fatto? » Chiese sinceramente colpita Sophie.

«Le ho dato fuoco al motorino, o meglio ci stavo provando, perché non è così facile come potrebbe sembrare, quando è arrivata lei e mi ha aiutata. Un botto fantastico ».

«I giochetti col fuoco mi sono sempre riusciti molto bene, peccati di gioventù, era prima di diventare tranquilla » commentò orgogliosa Desirée e con un’alzata di spalle aggiunse « D’altronde mio nonno era riuscito ad incendiare l’Atlantico », Gaby la fulminò con lo sguardo e diede di nascosto un calcio alla sedia spingendola a riprendere a scrivere mortificata al suo pc, cambiò prontamente argomento dicendo.

«Non sai come ti invidio Sophie, tu come figlia di un banchiere non avrai avuto di questi problemi ».

«Fesserie, sono cose che succedono a tutti » intervenne nuovamente Desirée, alla quale lo strisciante classismo dell’amica dava fastidio, era la stessa cosa del razzismo: non era bello.

«Altroché » confermò Sophie « Tu pensa che per liberami delle cattiverie di una stronza del genere, ho dovuto fare andare in bancarotta con delle appropriate soffiate il padre, altrimenti mi avrebbe avvelenato la vita, così si sono dovuti trasferire altrove e ho potuto respirare ». Gaby era rimata a bocca aperta, non avrebbe mai pensato che quel genere di tormento esistesse anche nelle scuole dorate dell’alta borghesia, intanto Desirée commentava.

«Comunque io per quella bravata del motorino ho avuto dei problemi con i miei amici, perché le fiamme hanno annerito il super graffito sul muro del motorino, e loro non lo avevano ancora fotografato. Anche quelli erano mezzi scemi, che aspettavano a fotografarlo? »

Malus I. La Vecchia Osteria ,6.

«Oh! Mi ha guardata! », poi riassumendo l’aria distaccata che la contraddistingueva concluse seccamente. « E comunque da quando in qua gli uomini hanno un cuore? », riaprì la rivista, i gioielli non erano male e portabilissimi, specie quelli più costosi. Desirée non poté fare a meno di scoppiare a ridere assistendo a quella sceneggiata, infine commentò.

«Beh ho sentito dire di qualcuno che pare ce l’abbia, il cuore intendo, comunque ho sempre pensato che per correre dietro agli uomini non bisogna avere niente i importante da realizzare nella vita e allora ti accontenti. Accidenti, questo coso ricomincia a fare storie, forse è il caso di spegnerlo e continuare domani. Uno i ragazzi sé li tiene per divertirsi non per farsi assillare dalle loro paranoie, ma che scherziamo! »

«Forse abbiamo entrambe il grilletto troppo facile, ma onestamente penso che sia salutare ». La porta si era im­provvisamente spalancata ed un vivacissimo terrier gigante era schizzato all’interno, saltando subito sul letto tra le braccia di Sophie, mentre la sua padroncina si era fermata sulla soglia.

«Ciao a tutti! Dal luccichio peccaminoso negli occhi di Sophie de­sumo, che state nuovamente parlando di giocat­toli ».

Era minuta e i capelli corti rosso fuoco sembrava­no fatti apposta per marcare il carattere impertinente, sottolineato dalla T-shirt con scritto sopra “Fuck the system” conosceva Desirée da sempre, già i loro nonni erano stati grandi amici: due lupi di mare che avevano avuto come ultimo discendente due ragazze, una più ribelle dell’altra.

Gaby atte­se per un attimo una risposta da Sophie, che però era troppo intenta a sottrarsi alle effusioni d’af­fetto di Falstaff, così poggiò a terra lo zaino dai colori forti e dopo avere abbracciato Desirée andò a sedersi su una sedia girevo­le accanto a lei, che con aria allegra le annunciò la novità ben sapendo quale sarebbe stata la reazione.

«Lei ha un nuovo ragazzo, quello d’Ester».

«Ester chi? »

«L’oca che vorrebbe essere d’alta società, non eravate nella stessa classe? »,intervenne Sophie che ancora non riusciva a liberarsi dal cane.

«Uh si, ma quella più che un’oca è una serpe, non fa­ceva altro che copiare da me, poi andava in giro raccontando che se non fosse stato per la sua magnifica generosità, sarei stata bocciata. Come l’ho odiata. Mi fa piacere sapere che sei riuscita a fregarle il fidanzatino di sempre. In ogni caso, grande Sophie!». Sophie invece fu sorpresa da quella reazione.

«Come mai ce l’ hai tanto con lei? Una banale poveraccia ».

«Adesso! Ma avresti dovuto vederla a scuola, ha persino litigato con Desirée »Desirée alzò le spalle indifferente, non era difficile litigare con lei, spiegò.

Malus I. La Vecchia Osteria, 5.

« Questo programma l’ho fatto io, cioè l’ho modificato. Comunque non è questo il pro­blema, quello che mi fa arrabbiare è che i dati elaborati corrispondono solo in parte a quello che vorrei, cosa che non riesco a capire e quando io non riesco a capire una cosa… m’innervosisco ».

« Non ti sprecare a spiegarmela. Non ho mai capito niente di fisica, gli unici calcoli che mi riescono so­no quelli connessi al denaro, in particolar modo quello che mi entra in tasca. Ti ho detto che sono riuscita ad acca­lappiare Jean-Claude? ».

Desirée intanto si era alzata e sporgendosi sopra la scri­vania guardava dall’ampia finestra.

« Bello! Stanno arrivando Gaby e Falstaff! », poi voltandosi verso Sophie, s’informò incuriosita.

« Come hai fatto a strappare il bamboccio a quell’oca d’Ester ».

« Io sono una persona sportiva, tutto qui. Lei invece non è altro che un’oca possessiva, il ché significa che con una rivale del genere non mi sono divertita più di tanto. Sai alle volte ho pensato che sarebbe eccitante una gara tra noi due ». Desirée sorrise divertita immaginandosi la gara.

« Credi che esista un uomo che valga un’amicizia? Finiremmo col litigare, perché a nessuna di noi due piace perdere, inoltre non mi viene in mente nessuno che potremmo giocarci ».

« Già il tuo ultimo passatempo è stato silurato come dici tu. Tesoro dovresti avere più pazienza: bisogna curare una relazione, o almeno fare finta di farlo. Certo che oggi giorno pubblicano degli straccetti importabili, poi tutte queste stronzette anoressiche che si credono belle! Inguardabili, la morte che veste l’ultima moda, alle volte ci si meraviglia che abbiano ancora gli occhi nelle orbite.» A Desirée non sembrò avere dato fastidio l’ironica allusione dell’amica, per cui rispose allegramente.

« Ma per favore, era uno scassapalle senza eguali, adesso fa anche la vittima, dice che gli ho spezzato il cuore, mollusco! ». Sophie scoppiò in una risata argentina e chiuse finalmente la rivista, che in qualche modo non l’aveva soddisfatta.

« Come? Non l’hai aiutato a ritrovare la gioia di vivere e a superare le sue paure e problemi con la tua comprensione e la tua abnegazione? Grazie al vostro amore avreste potuto superare tutte le vicissitudini e ostacoli di questo cattivo e crudele mondo. Non sei andata dove ti porta il cuore! Angelo del focolare che fai non svolazzi? Sarebbe stato così semplice: bastava chiudere intelligenza e dignità in un cassetto e passare il resto dei giorni ad applaudire ogni scemenza che dice l’ebete, com’è che non l’hai fatto? E portandosi al cuore la rivista che teneva ancora in mano mimò i modi delle ragazzine «