Malus l’innovativo romanzo Fantasy… scarica gratis

Malus l’innovativo romanzo Fantasy… scarica gratis

Malus un romanzo fantasy profondo, di qualità,originale e divertente. scaricalo finché è gratis!
Non ci credi perché i fantasy in genere sono roba da poco, senza spessore? Leggi … è gratis
http://www.lulu.com/it/it/shop/n-latteri-scholten/malus-penumbra/ebook/product-21816887.htmlmalusneropiccolo122sa2t

Sfida letteraria al mondo Fantasy

SFIDA AL MONDO FANTASY!

Ciao a Tutti!

Pare che il mio romanzo Malus sia difficile da recensire, in molti hanno gettato la spugna, così ho deciso di lanciarvi una sfida:

Esperti e amanti del fantasy (e non) siete in grado di recensirlo senza rivelare i colpi di scena finali?

Se accettate la sfida letteraria, contattatemi  sulla mia pagina facebook, dove troverete anche altre informazioni, vi manderò il file pdf o l’epub.:

https://www.facebook.com/NLatteriScholten?ref=hl

Un grande abbraccio e Grazie a tutti e in bocca al lupo!2a0nb5t2

Malus è uscito!

 

 

 

 

 

 

Questa è la nostra nuova e splendida copertina!

Ci scusiamo per la lunga assenza dovuta all’esigenza vitale di costringere il nostro autore a stringere i tempi e decidersi di pubblicare finalmente le nostre avventure.

a questo link potete leggere i primi capitoli di Malus e comprarlo.

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=992279

Purtroppo la lettura gratis finisce proprio quando il romanzo comincia ad essere originale e noi non ci siamo ancora, come potrete ben capire, non siamo stati noi a decidere, d’altrone noi siamo dei semplici personaggi e non i protagonisti… non siamo nè lo splendido Malus Principe della Notte, nè il temibile drago Penumbra, o la sfacciata ragazza Desirée.

Per chi ancora non lo conscesse alleghiamo una breve descrizione:

 

Il giovane drago Penumbra viene inviato come agente segreto nel Midgard con l’incarico di sottrarre agli uomini un’arma capace di distruggere Madre Natura.

 

Malus, il bellissimo Principe della Notte, entrato in possesso dell’arma è intenzionato ad usarla per fuggire dalla fortezza di Nachtfels in cui è rinchiuso ed invadere il Midgard con un esercito di creature delle tenebre.

 

In mezzo a tutto ciò viene a trovarsi Desirée, un’irriverente ragazza del nostro mondo con un passato da ballerina classica e punk, che insieme a dei sboccati e colorati mostriciattoli a ritmo di rap cerca d’affrontare la questione a modo suo.

 

Nei più oscuri meandri della fortezza di Nachtfels si nasconde, però, un’entità la cui malvagità è di tale portata da scombinare i piani del drago. Le tenebre non saranno più sicure nemmeno per il Principe della Notte.

 

Malus è un romanzo corale, insolito, a più livelli di lettura che combina insieme umorismo e dramma, dove Bene e Male si scontrano nel buio di un castello ai confini del mondo, in un duello senza esclusioni di colpi, giocandosi il tutto per tutto e come per incanto il Fantasy diventa ribellione.

Un abbraccio a tutti e buona lettura, fateci sapere cosa ne pensate ciao

Malus I. Lo scoccare delle ore, 2.

«Zitto deficiente! Non m’interrompere. La nostra pericolosità è co­stituita nel caso specifico dal fatto che ci nutriamo di carne umana», e voltandosi fissò significativamente Desirée con la bava verdognola che gli colava dalla bocca, senza sortire l’effetto desiderato, perché lei invece gli domandò un po’ perplessa.

«Ma se io sono la prima persona ad avere messo piede in questo ca­stello, come fate a mangiare, è per questo che siete così ma­gri? »

«Bimba impertinente!»

«Che cosa c’entra questo!» Imprecò il mostro, non sapendo però come rispondere, preferì continuare la spiegazione «Abbiamo ben tre file d’affilatissimi denti, tra i quali meritano particolare men­zione i lunghi canini, che possono raggiungere la lunghezza di ben dieci centimetri, una potenza mandibolare che ci permette di recidere anche l’acciaio. I nostri artigli sono più taglienti dei rasoi e più velenosi di un morso di vipera, basta un taglietto per morire avvelenati, lo stesso vale per gli aculei della coda».

«Certo se non vi lavate mai, c’è di che prendersi qualche brutta infe­zione», commentò Desirée varcando la soglia della torre ed entrando in una delle tante grandi sale.

«Tu bella bimba non ci prendi sul serio e sbagli», la minacciarono.

«Bimba molto impertinente»

«Senti bella, tu al nostro cospetto dovresti tremare di paura»

«Ma io sto tremando di paura»

«Non si direbbe proprio» disse il più anziano scrutandola attentamente, alla ricerca di qualche traccia di paura.

«Ieri sono stata anche così gentile da scappare da voi»

«E perché oggi non lo fai?» stavano diventantdo sospettosi.

«Perché ho adosso il più bel vestito che abbia mai avuto e non mi va di sgualcirlo»

«Il terrore non è una gentilezza!» sbraitò qualcuno, mentre qualcun altro aggiungeva.

«Dovrebbe essere naturale»

«Di naturale c’è che ci sta prendendo è per il culo».

«Quante storie! E comunque queste sono le vostre caratteristiche somatiche, non è l’etica», li corresse imperturbata Desirée.

La guardarono un attimo interdetti, e, dopo avere sferrato un paio di calci all’interprete colpevole di avere sbagliato argo­mento, continuarono a spiegarle «Ecco noi facciamo tutte le cose più cattive che si possano immaginare, non facciamo niente di buono per gli altri, piutto­sto ci facciamo ammazzare».

«Ed è bello fare i cattivi? »

«Che domande, certo! ». Desirée sorrise nuovamen­te non riusciva a trattenersi.

«Come fate a saperlo, se non avete fatto niente di buono, o almeno senza esservi resi conto di farlo. Adesso ad esempio, mi state gentilmente accompagnando dal vostro padrone tutti insieme, come si conviene a dei bravi e gra­ziosi esserini, è molto premuroso da parte vostra. Grazie.» A quelle parole presero a contorcersi dal disgusto, ci fu addirittura chi si rotolò per terra, qualcuno vomitò o almeno così sembrò, poteva anche essere solo bava quello che sputavano, perché la salivazione era decisamente aumentata a sentire i complimenti di Desirèe.

«Senti un po’ Bimba, chiamaci un’altra volta carini, graziosi o qualcos’altro e finisci male ».

«Quindi per voi questo sarebbe un insulto? »

«Certo! »

«Anzi un oltraggio! »

«Allora se vi dicessi che siete delle putride carogne, o degli idioti con la marmellata al posto del cervello, voi sareste contenti? »

«Marmellata buona».

«Sì, certo » annuirono alcuni saltando contenti, ma uno di loro li fermò.

«No, aspettate ragazzi in questo ragionamento, c’è qual­cosa che non quadra», ne seguì un sommesso bisbigliare interrotto di tanto in tanto da qualche irripetibile imprecazione. Infine uno di loro leggermente più ma­gro e incurvato, che dava l’im­pressione d’essere anche più anziano, precisò.

«Bisogna distinguere tra l’essere e l’intento, quindi ne consegue che noi siamo perfetti e bellissimi, ma con pessime intenzioni nei confronti d’ogni essere vivente, in particolar modo gli uomini e le bambine saputelle». Gli altri annuirono contenti per la soluzione raggiunta, Desirée invece sospirò annoiata.

«Ad esempio? » A questa domanda i mostriciattoli si guardarono in faccia senza sapere rispondere, poi uno di loro sembrò avere un’idea.

Malus I. Tenebricus, 1.

 

Tenebricus

 

 

 

L’oscurità era profonda, pesante come il silenzio che la circondava. Desirée tremava, i vestiti erano bagnatici, non riusciva nemmeno a vedere se stessa, si era rannicchiata in un angolo tentando di evi­tare il contatto con le pareti umide e fredde. L’aria puzzava di muffa ed era irrespi­rabile. Si fece coraggio e chiamò a bassa voce.

«Sophie, Gaby, ci siete? » Non ebbe risposta, era pervasa da brividi di freddo e forse anche di paura, non riusciva a capire che co­sa le fosse accaduto e dove si trovasse. Tastando accanto a sé trovò lo zainetto, tremante lo aprì alla ricerca della torcia, la trovò, ma non funzionava. Con un sussulto di gioia però individuò il cellulare, lo prese, non aveva campo, ma con la pallida luce del display esplorò quella che si rivelò essere una piccola cella con una massiccia porta di ferro come unica apertura. L’angoscia crebbe, non riusciva proprio a capire cosa fosse successo, dove era?

Erano trascorsi alcuni minuti dal suo risveglio, un penetrante cigolio la avvertì che la pesante porta di ferro veniva aperta raschiando il pavimento, a poca distanza da lei appar­vero alcuni esseri dagli occhi verde fosforescente. Accesero una torcia di legno e resina, illuminando il piccolo vano e anche se stessi, mostrando ciò che pareva impossi­bile: il loro corpo era costituito da una densa ombra che aveva la forma di un massiccio guerriero medievale in armatura, l’unica cosa che sembrava materiale erano gli inquietanti occhi che spicca­vano da sotto l´elmo.

Un guerriero si staccò dal gruppo, si avvicinò a Desirée e le puntò contro un’alabarda, che non sembrava per niente irreale, anzi d’ottimo acciaio, le fece segno di seguirli. Desirée non ebbe scelta, tremante ed allo stremo delle forze, dovette andare con gli impalpabili guerrieri ombra.

Il tragitto da percorrere si rivelò molto più lungo di quanto avesse immaginato, le sembrò non avere fine. Era evidente che si trovava all’interno di una qualche antica costruzione che data l’altezza dei soffitti e l’estensione dei corridoi doveva essere di dimensioni gigantesche. Dopo avere risalito scale, che come un serpente si addentravano nel ventre del gigante di pietra, passarono per enormi sale deserte, spazzate solo dal vento che penetrava dalle alte finestre ogivali, il suo soffio incessante aveva imbiancato di sale la ruvida superficie della pietra, che alla luce ondeggiante della torcia si riverberava sui cristalli di sale, creando fantomatiche evanescenze conferendo ai massicci muri di pietra inquietanti dissolvenze spettrali. Tutto sembrava essere stato abbandonato da lungo tempo, ciò che mancava però per segnare il trascorrere del tempo era lo sporco, non c’era traccia di polvere o ragnatele, il ché,  se possibile, dava un senso di vuoto ancora più opprimente.

Desirée pensò di trovarsi in un complesso architettonico di stile gotico in evidente stato d’abbandono, non c’erano mobilio o altre suppellettili, le sale erano spoglie. Gli unici suoni percepibili erano il suo respiro affannato e i suoi passi, di tanto in tanto una raffica di vento più forte che faceva sbattere le imposte semi scardinate e chissà quali lontane porte, la cui eco si rincorreva incessante per l’edificio, non era facile capire dove avesse origine, era irreale.

 

Malus I. Segreti in cantina 15

 

«No, è accaduto in una piccola bettola ai piedi della collina, credo che sia stata uccisa una contessa fuggita con l’amante. Una di quelle storie torbide, che nes­suno riesce a capire proprio perché torbide. La bettola fu trasformata in stalla. Un mio antenato ha solo com­prato l’insegna e l’ha attaccata da­vanti a casa nostra, sapessi i soldi che si è fatto, la gente veniva da tutta la Francia per sentire la storia della contes­sa, ovviamente un po’ impreziosita. »

«Ma… scusa, la gente del posto sapeva che non era la locanda originale», obiettò Sophie.

«Sai come sono da queste parti, la birra era buona e la pubblicità è l’anima del commercio, e poi già allora era una copertura», spiegò Desirée.

«Tanto, qualche decennio dopo hanno preso a tagliare la testa a tutti quei bastardi nobili », si sfogava Gaby.

«Altra occasione in cui può essere redditizio avere una locanda un po’ nascosta vicino al mare» si vantò Desirée, mentre Gaby rimarcava la sua osservazione con un « Altroché, i suoi antenati avevano la locanda, i miei le barche da pesca per liberare la Francia dai nobili e spedirli in Inghilterra ».

Chiacchierando avevano quasi raggiunto i ruderi del monastero, adesso si vedeva bene una parte più mal ri­dotta: costituita da di­versi piccoli edifici, che in tempi lontani erano stati un monastero, addossati a una struttura più imponente e in parte anche meglio conservata, che dalla forma della facciata non poteva essere altro che la chiesa abbaziale.

Giunte sulla soglia, di quella che era stata una chiesa, rimasero però un po’ deluse: il soffitto era completamente crollato, tra­scinando con sé gran parte dei colonnati e delle pareti laterali. L’interno era ingombro da grosse parti di muratura e colonne divelte, c’erano vistose brecce anche lungo le pareti laterali. L’unica zona che riusciva ancora a tenere testa all’impetuoso vento del mare, era il muro di fondo del coro.

«Qua ci cade qualcosa in testa ragazze», osservò preoccupata Desirée, ispezionando con la torcia elettrica l’interno dell’edificio.

«Adesso che siamo qui, vediamo di capirci qualcosa. Gaby prendi il foglietto », disse Sophie a Gaby, che stava già frugando nelle proprie tasche.

«Ecco qua», disse spiegando il foglio, mentre Desirée faceva lu­ce.

«Come vedete non è un semplice testo, ma una successione di quattro frasi, che hanno tutta l’aria d’essere indovinelli. Nel secondo brano si trova il nome di questo posto, sembra evidente che chi l’ha scritto non voleva essere capito da chiunque, ma solo da chi possiede la chiave di lettura di questo rebus. Destinatario che ovviamente non siamo noi, altrimenti avremmo saputo in che modo interpretare il tutto, perché non si manda un messag­gio segreto a qualcuno, se questi non è in grado di ca­pirlo. Tecnicamente si dice che ci manca la chiave di decodificazione».

«Probabilmente la soluzione del messaggio si trova nelle risposte degli indovinelli che dovrebbero costituire una frase», arguì Sophie.

«Sinceramente credo di no Sophie, piuttosto penso che sia un volu­to depistaggio, altrimenti uno degli indovinelli non avrebbe contenuto il nome di un luogo realmente esistente. La soluzione è ben nascosta all’in­terno di queste frasi».

«La terza allora dovrebbe contenere un’indicazione più precisa su cosa cercare. Il bello è che siamo qui senza nemmeno avere un’idea di quello che stiamo cercando».

 

Malus I. Segreti in cantina 9.

Desirée da accanto il sedile prese una bottiglia di cognac e riempì una coppa per l´amica, mentre Gaby aggiungeva con malizia « Suo nonno aveva ricevuto un’offerta migliore», scoppiò a ridere « O meglio, l’offerta fu fatta da una personcina molto attraente ». Sophie non era ancora del tutto convinta, e prendendo la coppa disse.

« Questo è furto e tradimento » e indicandole aggiunge « Da entrambe le parti ».

« A chi? » il tono di Gaby era decisamente impertinente « Ad uno stato che non esiste più? Questo è stato un risarcimento per danni fisici e morali, mai sentito parlare di danni di guerra? » e rivolta a Desirée aggiunse « Perché non ha capito? »

Il volto di Desirée si era fatto scuro, fissava il cognac che ondeggiava nella sua coppa vetro.

« Ancora non è entrata nella giusta ottica e comunque nessuno nella mia famiglia ha mai tradito », intanto Gaby precisava con eccessiva emozione.

« Ehi! Questo all’epoca era un gioiellino veramente prezioso, consegnarlo avrebbe significato darlo agli Inglesi! Stai scherzando? Stava in acque francesi, quindi era francese. Col paese alla fame, non si fanno regali agli stranieri ». Desirée invece, aveva preso proprio male l’accusa di tradimento e aveva messo il broncio.

« Nessun uomo libero è tenuto a seguire un capo indegno e vile, è una vergogna. È dagli albori del Medioevo che siamo stati uomini liberi e volendo anche prima, perché nemmeno i Romani sono riusciti a conquistarci e dovremmo sottostare agli ordini di un imbianchino austriaco d’estrazione proletaria? Ma stiamo scherzando? » represse un brivido di disgusto, bevve il cognac come per togliersi il sapore spiacevole dalla bocca.

« La stessa parola Franchi significa liberi », aggiunse Gaby confondendo leggermente le parti belligeranti.

Desirée alzò le spalle dicendo semplicemente:

« Serviva ».

« Vedi, questo ha più senso, perché devi sempre polemizzare su tutto, infilare ovunque la politica? » riprese Sophie rivolta a Gaby.

« Lei mente meglio, tutto qui » concluse Gaby mettendo il broncio.

« Quindi », disse riassumendo Sophie « Se ho ben capito nel dopoguerra per sfuggire alla fame questo paese si è dato al contrabbando e la locanda serviva da copertura per il via vai di gente ».

« Mica solo nel dopoguerra, sono secoli che va avanti questa storia», precisò Desirée con una punta d’orgoglio, aggiungendo « C’è sempre stato bisogno d’arrotondare le entrate ».

« Certo, da quando esiste un potere centrale ladro e padrone, che per inseguire interessi capitalisti impedisce il libero scambio di merci tra popoli amici e soffoca ogni forma di commercio solidale. » intervenne con enfasi Gaby.

« Forse sarebbe più preciso dire, da quando c’è gente che non si fa i fatti suoi e pretende di ficcare il naso negli affari altrui », puntualizzò più onestamente Desirée.

« Ragazze a costo di deludervi, ma il contrabbando non è commercio solidale ».

Malus I. Segreti in cantina 8

Sophie, ancora poco convinta, passò con una certa prudenza sulla tavola e titubante mise piede sul sommergibile, si guardò intorno « È immenso, aspettatemi! ».

Le altre due si stavano già arrampicando sulla torretta, affrettò il passo e si trovò a passare accanto ai due pezzi d’artiglieria antiaerea, che visti da vicino le sembrarono giganteschi, ne urtò uno facendolo ruotare di poco, vedendoli così mobili, quasi fossero vivi, si spaventò e si precipitò dalle amiche, che raggiunse solo all’interno del sommergibile, dove erano comodamente sedute ai posti di comando a sorseggiare cognac e chiacchierare serenamente, quasi fosse il salotto di casa.

« Incredibile… », disse guardandosi intorno.

Il sommergibile sembrava non essere mai stato abbandonato, era come se stesse aspettando l’equipaggio per salpare. Solo alcune parti in ottone lucidato a specchio e le spartane poltrone di pelle lasciavano trasparire uno stile passato. Le apparecchiature erano in funzione e segnalavano una serie di dati a lei incomprensibili. Vi era stata apportata qualche modifica, come indicavano alcune apparecchiature evidentemente nuovissime e d’alta tecnologia.

« In pratica mio nonno si è trovato nella posizione di chi vince tutte le battaglie, ma qualcun’ altro perde la guerra », le spiegò Desirée.

Sophie era ancora senza parole.

« Come in Caccia a Ottobre Rosso appunto», precisò Gaby.

« Sì, ma se non ricordo male Ottobre Rosso alla fine viene consegnato agli americani ». Desirée corrugò la fronte, l’idea della consegna le dava l’orticaria.

« Questo U-boot è stato ufficialmente affondato come tutti gli altri che rifiutarono l’umiliazione della resa sotto l’onta della bandiera pirata imposta dagl’Inglesi. E poi che c’entra? I generali quelli che stanno per terra, com’è che si chiamano… non hanno mica restituito i carriarmati, li hanno semplicemente lasciati in giro. Qui abbiamo fatto la stessa cosa. Cosa c’è che non va? », domandò Desirée.

« Come ragionamento, non regge molto ».

Malus I. Segreti in cantina, 7.

Sophie era ancora senza parole.

« Una mattina lo videro affiorare dalle gelide acque a causa di un guasto al sistema d’aerazione e fu subito amore ». Gaby adesso era veramente orgogliosa di poterle mostrare il loro segreto.

« Ma come si fa? È un sommergibile nazista », questo era inequivocabile date le grandi svastiche e croci bianco nere ben visibili sullo scafo insieme alla scritta U-933 la sigla del sommergibile.

« U-Boot », la corresse Desirée « U-933 detto Prinz Eisenherz è un pezzo unico, appartiene al tipo VII/c 41, ma ha tante modifiche da essere quasi un c 42, il prototipo mai realizzato. Ha uno scafo doppio, in teoria potrebbe raggiungere i 400 m. di profondità, quasi come i sommergibili d’oggi e una notevole capacità di fuoco di ben quattordici torpedo. Il motore a diesel è stato un po’ aggiornato, sai andava troppo piano », scese saltellando verso il molo, dove prese una lunga tavola che appoggiò al sottomarino per salirvi. Gaby intanto con un accenno d’imbarazzo tentava di giustificare il fatto a Sophie, che ancora non riusciva a capacitarsi.

« Devi capire Sophie, che quelli erano tempi molto inquieti ed insicuri, non si poteva sapere cosa sarebbe successo, per questo era meglio stare in guardia e premunirsi contro il peggio » continuò Gaby « Qui nessuno ha restituito le armi dopo la guerra ».

« Hai finalmente capito, perché da queste parti nessuno vende casa? Hanno le cantine piene d’armi, che non sanno più come eliminare ». Strillava Desirée dal sottomarino, aggiungendo con vanto.  « La mia cantina è la più bella », e presa dall’entusiasmo si mise a ballare, facendo rimbombare cupamente l’acciaio dello scafo. Sophie guardandosi intorno stupita, raggiunse il piccolo molo ingombro di bidoni e attrezzature varie coperti da grandi teloni incerati, si fermò sbalordita a guardare l’U-boot ancorato davanti a lei.

« Sono 67 metri di sottomarino, non è tanto già all’epoca ce n’erano di molto più grandi, ma questo è micidiale. », continuò Desirée, adesso imitava Shakira, sbagliando però i passi come notò l’occhio esperto di Sophie.

« Ma che senso ha? Dopo tanti anni. Questo enorme coso è bello, ma potrebbe andare bene solo per un museo navale, se davvero dovesse succedere qualcosa, che ci fai con questo? È un rottame » l’indignazione e l’offesa furono comuni.

« Non ha un filo di ruggine », protestò energicamente Gaby, mentre saliva sdegnata sul sommergibile, Desirée invece la guardava con un intimidatorio sorriso sulle labbra, a guardarla bene aveva qualcosa di tedesco, ferma su suo U-Boot a puntualizzare.

« Questo coso non è mai stato sconfitto da nessuno. Non sa cosa sia la sconfitta, né tanto meno la ruggine, non riesce nemmeno a immaginarsela. Dai sali » e corse via ridendo insieme a Gaby.

Malus I. Segreti in cantina 6.

« Queste caverne nei secoli passati sono servite a pirati e contrabbandieri. Nei momenti di carestia da queste parti non restava altro da fare. Nessuno ha mai saputo che in questo trasognato paesino fu saltuariamente praticata la pirateria, per questo è molto importante che tu non dica mai niente di questi posti, ne va della rispettabilità della nostra storia », specificò Gaby prima di lasciare passare Sophie, che mise una mano sul cuore sollevando l’altra in tacito segno di giuramento, così poté varcare finalmente la soglia segreta.

« Altre scale! Per chi mi hai preso ». Desirée era andata avanti ed aveva acceso la luce. Le scale con i gradini dissestati proseguivano, ma la galleria a una decina di metri da loro finiva in un’ampia caverna. Gaby aveva ripreso il racconto.

« Beh! È una storia molto romantica, volendo… Il nonno di Desirée s’innamorò della nonna e il villaggio …»

« Del nonno ufficiale gentiluomo » volle concludere Sophie, ma Desirée che le stava davanti la corresse.

« No, non del nonno, di questo », indicando ciò che si trovava all’interno della caverna. Sophie si voltò verso la luce, da prima riuscì a prendere atto solo di una grossa massa grigia, ma quando la mise bene a fuoco non credette ai propri occhi, esclamando incredula.

 

mostriciattoli,letteratura,libri,narrativa,romanzo on-line,normandia,u-boot,sommergibile,pirati

« Mio Dio! Ma è pazzesco! », guardò meglio, non era possibile, eppure aveva di fronte un sommergibile tedesco della seconda guerra mondiale in perfetto stato di conservazione, che galleggiava placidamente ormeggiato nel piccolo porto sotterraneo. Prendeva sia in altezza, sia in lunghezza quasi tutta la grotta. Rispetto ai sottomarini moderni aveva uno scafo sottile e allungato che lo faceva apparire quasi elegante, nonostante fosse fermo ed in evidente disarmo incuteva un inconscio e cupo timore, cui contribuivano i grossi pezzi d’artiglieria che armavano la torretta, ancora minacciosamente puntati verso l’alto, contro un nemico che aveva vinto la guerra e si era dimenticato di loro. Alle funi d’acciaio erano fissate delle strane bandiere: una francese, una tedesca e ben due grandi bandiere della pace, evidente sforzo di Gaby per bilanciare altri simboli molto negativi.

Le due amiche la stavano guardano con occhioni innocenti, pieni d’orgoglio.

« Bello vero? », chiese a conferma Desirée.