Malus I. Segreti in cantina, 4.

 

« Ho un altro computer più potente. Certo che gli uomini non sono più quelli di una volta, comincio a pensare che quella del sesso forte sia una leggenda metropolitana » si limitò a dire Desirée, e mentre scendeva i primi gradini in pietra, aggiunse. « L’ultimo chiuda, che c’è corrente ed io di spifferi stasera ne ho presi più del dovuto ».

Sotto la botola si apriva una stretta galleria interamente scavata nella roccia e scarsamente illuminata da vecchie lampadine che penzolavano dalle pareti tenute da vecchi chiodi arrugginiti, scendeva con una leggera ma costante rotazione verso il basso. Durante il tragitto Sophie non fece altro che giurare e rigiurare fedeltà e silenzio eterno, ottenendo in cambio da Gaby solo terribili minacce.

La galleria finiva in un’apertura buia.

« Questo è il mio pozzo, visto da metà altezza », spiegò Desirée, indicando in alto la bocca del pozzo dalla quale filtrava una tenue luce.

Desirée si calò per prima all’interno, poggiando i piedi su di un piccolo rialzo posto più in basso, scese aggrappandosi alle sporgenze della pietra ed a dei perni di ferro inseriti tra i blocchi. Percorso un metro, con un salto scomparve all’interno di una stretta fessura, riapparendo poco dopo, per fare luce alle amiche. Sophie, meno agile, superò il vuoto solo per un pelo, giunta nella seconda galleria ansimante per lo spavento e giustamente indispettita, sbottò « Mi volete dire per quale caspita di motivo sto rischiando la vita? »

« Te lo deve dire lei », sentenziò Desirée.

« Perché io? » domandò Gaby sorpresa.

« Ma, se non me lo dice? » Sophie cominciava a mostrare segni di disperazione.

« Perché è xenofoba ».

« Che faccia tosta! Questo è quando si hanno i sensi di colpa… Io sono per l’amicizia tra i popoli e…» rispose Gaby.

Sophie perse la pazienza e con le braccia appoggiate sui fianchi, dall’alto della sua mole giunonica le intimò.

« O me lo dici, o me lo dici », Gaby sbuffò rassegnata.

« D’accordo, come sai c’è stata la guerra mondiale », ripresero a camminare seguendo la galleria questa volta più ampia.

 Desirée apriva la fila intonando allegramente una canzonaccia pirata.

« Quindici uomini, quindici uomini sulla cassa del morto oh oh oh e una bottiglia di rum. Il vento e il diavolo l’han portata in porto. Oh oh oh e una bottiglia di rum».

 

Malus I. Segreti in cantina 3

« Scusate, che fate in giardino al buio? »

« Noi? Tu! »

« Ho litigato col mentecatto, o meglio, inizialmente volevo fare una passeggiata romantica tra gli alberi fino alla scogliera, ma abbiamo litigato».

« Guarda, che la scogliera di notte è estremamente pericolosa », Gaby non aveva ben gradito quella sorpresa, Desirée la fissava indispettita, ma per altri motivi.

« Non dirmi, che ti stavi infrattando nel mio giardino? » le domandò a denti stretti, era molto gelosa delle sue cose.

« Giardino! Sono un paio d’ettari.»

« Tu hai casa tua! »

« Qui è più romantico! » Gaby, si era piazzata accanto a Sophie con le braccia incrociate sul petto in segno di sfida e la guardava con estrema diffidenza.

« E perché avreste litigato? »

« Voleva mangiare! ».

« A quest’ora? », Desirée scosse la testa e si voltò proseguendo il cammino interrotto. Intanto Sophie spiegava con voce alterata dall’ira.

« Io gli ho detto, che l’unica categoria d’esseri viventi che mangia a quest’ora, sono i gatti randagi che svuotano i bidoni della spazzatura e che avrebbe potuto unirsi a loro. Quello è stato viziato! Ehi! Ma dove vai? »

« Per l’amor del cielo Gaby, falle giurare tutto quello che vuoi, ma dille dove stiamo andando.». Fu il secco ordine di Desirée, Gaby invece sibilò.

« Tu non ci puoi venire con quell’abbigliamento ». Sophie sollevò l’abito lungo mostrando le scarpe basse, le aveva messe per non sembrare troppo alta accanto al nuovo ragazzo, annodò su un fianco i lembi dell’abito, che in realtà servivano solo da contorno a due vertiginosi spacchi, allargò le braccia con un sorriso, così poteva andare ovunque.

Desirée intanto aveva raggiunto una piccola casetta di legno, che fungeva da ripostiglio degli attrezzi e stava tirando su una pesante botola dal pavimento, mettendo in vista delle strette scale.

« Ancora non mi avete detto dove stiamo andando », disse Sophie raggiungendola di corsa.

Malus I. Segreti in cantina, 2.

Tornò indietro e lo accese, digitando immedia­tamente la pa­rola e quando, anche questa volta non accadde niente, cominciò a diventare impaziente. Velocemente le dita si mossero sulla ta­stiera scrivendo rapidamente come suo solito, ades­so riapparve la misteriosa scritta, brillò alcuni istanti sullo schermo per svanire subito dopo, facendola imprecare.

« Maledizione! », scattò in piedi arrabbiata per non avere avuto il tempo di impedire che scomparisse, rima­se ferma al cen­tro della stanza fissando il monitor con sguardo di sfida.

Strinse i denti e prese a girare per la stanza come un animale in gabbia mordicchiandosi nervosamente le dita. In quell’istante squillò il cellulare, era Gaby.

« Ciao, sai stavo pensando che se non è stato uno scherzo, forse l’altro tuo pc… potrebbe avere registrato qualcosa, ».

« È quello che stavo pensando anch’io ».

« Sono sotto casa tua, salgo? ».

« Aspetta, scendo io. Ciao ».  S’infilò velocemente dei lunghi calzettoni e gli anfibi sempre pronti accanto al letto, mise la vecchia giacca di pelle nera a tre quarti dalla quale aveva tolto quasi tutte le borchie ma non la scritta sbiadita “ No future” e presa la prima sciarpa che trovò, scese ad aprire all’amica che l’attendeva impaziente alla porta, era in Jeans e un pesante maglione slabbrato fatto a mano, per proteggersi dalla brezza notturna aveva attorcigliato intorno al collo una coloratissima e lunghissima sciarpa.

« È tutto il giorno che ci penso, ma non l’ ho detto prima perché c’era Sophie », proruppe appena la vide, Desirée invece rimproverò.

« Quando pensi che possa diventare uno dei nostri? È nata qui, mi pare, inoltre è nostra amica da molto tempo ».

« Che c’entra, non è del posto e certe cose non può capirle. Viene da una famiglia di banchieri parigini, che vuoi che capiscano quelli », Desirée in risposta alzò le spalle chiedendosi, se le obbiezioni di Gaby potessero avere un qualche valore effettivo o se fossero semplicemente antico odio di classe o pregiudizio ideologico.

« Devi smetterla di attaccarla sempre, sai benissimo che è in gamba e che non è colpa sua se è di famiglia perbene, se è per il tuo comunismo ad essere coerente dovresti avercela anche con me, dato che ho sangue nobile, non molto ma c’è »

« Sì, ma non perbene » Desirée dovette sorridere per la testardaggine dell’amica, chiedendosi cosa intendesse con ”per bene”.

Chiacchierando girarono intorno alla casa, passando accanto al gigantesco garage che in passato era stato una rimessa per carrozze e fienile, arrivate in prossimità d’alcuni grandi abeti dove il viale si faceva più scuro e incerto, accesero le torce elettriche dirigendosi verso il boschetto che si estendeva immediatamente dietro casa.

Un improvviso rumore alle loro spalle le fece trasalire, si voltarono di scatto, il fascio di luce delle torce illuminò i riccioli biondi di Sophie.

Malus I. Segreti in cantina, 1.

Dall’esterno intanto giungevano oltre all’abbaiare dei cani anche le voci delle rispettive padrone, sembrava pro­prio che Gaby stesse sfogando lo spavento sulla vecchia ed acida vicina di Desi­rée. Così, quando la lite terminò, la signora Fayette era più inve­lenita che mai, anche se probabilmente d’ora innanzi si sarebbe ben guardata dall’insultare gratuitamente la furia rossa, che prima di andarsene aveva sferrato un sonoro cal­cio al suo adorato cocker, proprio quando la bestiola tentava di morderla a tradimento. Pirata tornò indietro verso il divano, troppo trambusto per agire, la cosa lo mise di cattivo umore tanto per cambiare.

  

Segreti in cantina

Era ormai notte fonda quando Desirée rincasò. La strada era profon­damente immersa nel sonno, fatta eccezione per un simpaticissimo cocker, che si mise ad abbaiare furiosamente svegliando tutti, come se fosse in atto chissà quale invasione nemica, invece era semplicemente lei che rientrava a casa sua, chiedendosi perché il suo gattone invece di dormire, non la facesse finita con quella bestiaccia. Si lasciò cadere sfinita sul letto, la testa le ronzava un po’ per la stanchezza e gli alcolici, inavvertitamente gli occhi si posarono sul moni­tor spento e silenzioso come una sentinella nella pallida luce della luna che entrava dalla grande finestra. Le ripassarono in mente le scene del ricevimento mediamente gradevole ma, come previsto, inutile, per fortuna il buffet era stato sostanzioso e i vini pregiati, però eccessivamente freddi, forse erano stati tenuti troppo all’aperto, e anche lei, non era ancora stagione per serate sulle terrazze panoramiche, frivolezze da sciccosi tediati come diceva a ragione Gaby, che si era guardata bene dal venire.

Scosse la testa: gente noiosa, si alzò per andare a struccarsi, pas­sando davanti allo specchio per un attimo rimirò soddisfatta la propria figura, era slan­ciata, il corpo flessuoso e le curve ben accentuate nei posti giusti, l’abito molto semplice, un tubino di velluto nero le calzava a pennello, dandole quel tono di classe cui non era abituata nella sua quotidianità, avrebbe dovuto abituarsi, stava diventando una giovane signora, ma forse c’era ancora qualche anno di tempo. Niente male le lunghe gambe con i tacchi alti. Sorrise al ricordo del tempo in cui temeva di rimanere un brutto anatroccolo ed essere un cigno solo nella danza. Sciolse i capelli, che le ri­caddero sulla schiena folti e scuri, oltre la sua immagine lo sguardo trovò di nuovo il compu­ter, una leggera ruga segnò la fronte. Buttò le scarpe in un angolo e si scompigliò i capelli per liberarli dalla fastidiosa piega, rivolse i grandi occhi allo specchio in modo da ammirarli in tutta la fatalità con cui così spesso si era divertita a giocare, ma anche qui vi notò riflessa l’immagine del monitor.

Malus I, La Vecchia Osteria 12

 

Sophie scelse il divano, che occupò interamente allungando le belle gambe, stava per lamentarsi della copertina di pelliccia spelacchiata poggiata sullo schienale, ma all’ultimo momento si rese conto che era Pirata, il gattone violento di Desirée, che dormiva imperturbato come sempre, per ogni evenienza preferì sistemarsi fuori dalla portata dei suoi artigli.

« C’è chi legge nel fondo di caffè », suggerì a mezza voce Gaby, guardando pensierosa nella propria tazza, Sophie sorseggiando la cioccolata le fece garbatamente notare.

« Non mi sembra molto razionale ».

Desirée allungò le gambe sulla poltrona che le stava di fronte, spiegando. « Qualche giorno fa, sono venuti a trovarmi due colleghi per confrontare alcuni dati, ho dovuto lasciarli da soli per un certo tempo. Uno di loro ha la mania dell’elettronica, perciò non è da escludere che possano avere installato da qualche parte un semplice di­spositivo, capace di supplire per alcuni istanti alla man­canza d’ener­gia. In fin dei conti non si è trattato che di qualche secondo. Tra l’altro uno di loro non molto tempo fa è stato vittima di uno dei miei diabolici scherzetti ».

« Davvero? », chiese Gaby, evidentemente sollevata. Desirée annuì sorridendo, dal volto traspariva una grande stanchezza, le ore passate davanti al pc avevano lasciato il segno.

« A proposito, stavo quasi dimenticando di dirvi, che mi hanno invita­to ad un’altra di quelle feste molto eleganti che a voi non piacciono, chiedendomi di portare qualche amica, sono quasi tutti giovani manager, quindi mancano le donne », annunciò Sophie cambiando argomento.

« Sophie, sai che non è il tipo di società che ci piace, inoltre all’ultima festa del genere dove ti abbiamo accompa­gnata c’erano soltanto microscopiche schifezzuole molto chic da mangiare ed io sono rimasta letteralmente a digiuno, non ho molta simpatia per l’alta cucina », le rispose Gaby ancora offesa.

« Le tartine con gamberi e caviale non erano male, non trovate? » Obiettò Sophie cercando di salvare il prestigio della festa.

« Se non se le fosse mangiate tutte Desirée, forse ».

Desirée sorrise al ricordo e domandò.

« Ma davvero sembro cafona? ».

« No tesoro, si vede che hai ricevuto un’ottima educazione che per ragione di quotidiana comodità non applichi. In ogni modo non vi sembra di avere superato l’età in cui si va ai ricevimenti solo per mangiare? Ma che sta succedendo là fuori? »

 

Malus I. La Vecchia Osteria 11.

« Che fai Desirée, lo riaccendi? » domandò spaventata Gaby.

« Certo, altrimenti come scopriamo chi è stato a farci questo scherzo di merda? »

« Aspettate, ascoltatemi un attimo », insistette ancora tremante Gaby « Non è il caso di prendere l’accaduto troppo alla leggera, non dimen­ticatevi che il computer era spento, non si è trattato di uno scherzo, là dentro c’ era davvero qualcosa e forse c’ è ancora ».

« Che cavolo vuoi che faccia altrimenti, devo fare esor­cizzare il com­puter? » le rispose scocciata Desirée, poi scotendo la testa aggiunse.

« Assurdo ».

« Dai! Ora va di nuovo », esclamò Sophie entusiasta.

« Voi state giocando col fuoco. Il computer era spento, non vi ba­sta?! »

« No! » le risposero in coro, intanto Desirée digitava nuovamente la strana pa­rola senza otte­nere alcuna reazione.

« Non succede più niente » notò quasi delusa So­phie, difatti, no­nostante i vari tentativi non apparve nulla sullo schermo, il computer assolveva alle sue usuali funzioni in modo ineccepibile. Desirée aprì e chiudesse velocemente una serie di file e finestre per controllare che fosse tutto a posto e lo era.

« No, non c’è più niente, non s’è mai visto un virus che va e viene. Se non altro, il cervellone sembra non avere subito danni. Forse è meglio che andiamo a mangiarci qualcosa e cerchiamo di capire cosa è successo » concluse Desirée spegnendo definitivamente il computer « Lasciamolo riposare un po’ ».

Scesero in soggiorno e si lasciarono cadere nelle poltrone fiaccate dallo spavento che stavano abilmente nascondendo a se stesse. Era preferibile discutere la questione davanti ad una ciocco­lata calda e qualche fetta di torta sfidando con indomito coraggio calorie, diete e demoni vari.

Malus I. La Vecchia Osteria, 9.

 

« No, ma riuscendo a trasporre questa caratteristica su un programma normale si potrebbero fare soldi a palate. Un computer che funziona senza corrente è sempli­cemente fantastico », esclamò Sophie venendo ad appurare di persona. « Bellissimo! »

« Ma non riesci a pensare ad altro che ai soldi? », chiese sinceramente sconfortata Desirée, che invece aveva a cuore le sorti del proprio pc.

« Desy, sei sicura che in que­sta confusione non ci sia ancora una qualche presa inserita? » Domandò perplessa Gaby.

    « Credi che non sappia nemmeno quante prese ci so­no nella mia stanza? Qualcuno sa che cazzo significa quella maledetta parola, almeno la smettesse di lampeggiare! Mi snerva, maledizione! ».

« Il fatto che ti sia arrabbiata non giustifica un linguaggio simile, né tanto meno la perdita dell’autocontrollo » le fece elegantemente notare Sophie.

« Se ha distrutto il programma e i dati, sono sei mesi di lavoro che vanno a farsi fottere, posso ricominciare a scrivere la tesi da capo, non so se mi sono spiegata. E tanto per capirci in una circostanza simile io non mi modero per niente, e uso il peggior linguaggio da caserma che conosco. Chiaro? »

« Usa la testa invece e cerchiamo di capire che cosa sta succedendo » le suggerì Sophie restando calma, così Desirée si risedette al computer brontolando parolacce varie.

« Assurdo, devo mettermi a un computer che in teoria do­vrebbe essere spento, che faccio? »

« Non saprei, prova a ridigitare la parola ».

« E’ questo il cosetto per fare par­lare il computer? », e senza attendere una risposta, Gaby pre­mette l’interruttore degli altoparlanti, ed il computer cominciò a ripetere con voce metallica e di­storta la parola.

Desirée intanto aveva inserito lo strano nome e imme­diatamente con gran sollievo delle ragazze la scritta scomparve e lo schermo divenne completamente nero.

« Perché continua a ripetere quella parola invece di starsi zitto, ora che è sparito tutto? », domandò giustamente Gaby alle altre due, che scrutavano sospettose il monitor, dove intanto erano apparsi due piccoli puntini rossi che andavano ingrandendosi. Il computer aveva smesso di sillabare la strana parola, adesso formulava intere frasi con voce sempre meno elettronica e artefatta, sempre più possente.

 

Malus I. La Vecchia Osteria 8.

 

«Senti Desirée, hai mai fatto vedere a Sophie le foto di quando eri Punk? »Sophie scosse decisamente la testa facendo volare per l’aria i suoi curatissimi riccioli biondi, imitata con più garbo da Desirée che si limitò a dire.

«Mi davo una bella ripulita prima di andare a danza, erano fatti miei quello che ero, non avrebbero capito». E aprì un cassetto traendone una foto, che porse senza troppo entusiasmo a Sophie.

«E tu quale saresti? » domandò lei non riuscendo a riconoscere l’amica tra i tre truci individui raffigurati sulla foto, poi la riconobbe sotto il pesante trucco sbavato: era quella col tutù nero che sembrava avere incontrato un gatto impazzito e la pesante giacca di pelle. Esclamò.

«Quella col tutu », Gaby scoppiò a ridere, stava per dire qualcosa ma un grido di Desirée interruppe la conversazione.

«Un virus! Te l’avevo detto », esclamò Sophie scat­tando a sedere per vedere cosa stesse accadendo.

Dal Monitor era scomparso tutto e al centro lampeggia­va una strana scritta rossa: “Uhtfloga”. Desirée fissava a denti stretti con estremo odio lo schermo, quasi stesse ringhiando.

«Ditemi che non è vero! » L’incidente sembrava avere strappato Desirée dal suo consueto torpore.

«Il bello di questi giochetti è che più uno tenta di eli­minarli, più gli facilita l’ingresso in altri sistemi. Pensa Desirée, molto probabilmente in quest’istante si sta diffon­dendo a incredibile velocità, distruggendo tutti i dati della memoria centrale, tutto il tuo faticoso lavoro. Il frutto dei tuoi lunghi ed estenuanti studi, il tuo futuro, e tutto il resto possibile e immaginabile » commentò con fare melodrammatico Sophie potandosi le mani al voluminoso petto, ma l’amica la fulminò con un’occhiataccia.

«Hai finito!», mentre tramite la tastiera tentava di spengere il computer «Maledizione, non si spegne », con rabbia pre­mette l’interruttore, senza ottene­re un risultato migliore.

«Si è bloccato », constatò seccata « Gaby stacca la presa, è vicina a te ».

«Non credo che risolverai molto spegnendo, dato che è ap­parso sullo schermo, molto probabilmente il virus avrà già contaminato il disco fisso », osservò Sophie divenuta infine se­ria.

«Gaby, si può sapere quanto ci metti a staccare quella maledetta presa? »,imprecò Desirée.

«Veramente… io ho già staccato tutto quello che si po­teva staccare, anche la radio ».

Desirée non le credette e si arrabbiò ancora di più, si chinò sotto il tavolo per controllare, poi fissò stupita le altre due.

«Dite, vi risulta che sia stato inventato un virus capace di fare fun­zionare un computer senza corrente? ».

 

Interludio

Gentile e stimatissimo Lettore

ci scusiamo per avere pubblicato meno in questi ultimi giorni, abbiamo avuto a che fare col nostro autore, sottotensione per la sua vita incasinata, prima o poi riuscirà a mettere un po’ d’ordine, almeno speriamo.

Ha questioni lavorative che lo agitano e noi abbiamo dovuto tranquillizzarlo un po’. Un autore nervoso è un vero pericolo, non si sa mai cosa gli può venire in mente di scrivere. Alcuni si sfogano scrivendo, per fortuna il nostro no, altrimenti per noi sarebbero cavoli amari, comunque ne sta accumulando parecchia di tensione, che speriamo non decida di liberare in seguito.

Tantopiù che vi dobbiamo confidare che alle volte abbiamo il sospetto di avere a che fare con un serial killer letterario, dovrebbe smetterla di uccidere i suoi personaggi, specie quelli pelosi e colorati. Il nostro romanzo comincia in modo giocherelloso e leggero, ma finisce in un mare di sangue, tragedia greca, è meglio che stia tranquillo finchè scrive di noi.

un mostro abbraccio a tutti.

Siamo sulla prima pagina di Google!

 

Amatissimo lettore! Non è per vantarci, ma volevamo comunicarti che con ben due blog ( un po’ più belli del presente) siamo sulla prima pagina di google digitando la parola Mostriciattoli. Noi siamo tanto felici.

 

Chiacchiere dal castello di Tenebricus

http://mostriciattoli.blogspot.com/

 

Mostriciattoli On-line

http://mostriciattoli2.blogspot.com/

 

vienici a trovare anche nelle nostre case più belle e lasciaci un saluto,

 mostro abbraccio a tutti