Malus I. Segreti in cantina, 17

 

«Vai avanti tu Gaby, che sei più piccola», suggerì prudentemente Sophie, Gaby senza riflettere troppo sulla proposta vi s’infilò con agi­lità felina seguita da Falstaff, dopo un po’ la udirono gridare.

«Qua dentro è tutto ancora in perfetto stato di conservazione, è fantastico. Ve­nite a vedere! ».

«E… il soffitto com’ è, pericolante per caso? » s’informò Desirée.

«No, dai venite! Che avete paura?»

«Bisogna tenere presente che la ragazza è un tantino in­cosciente», avvertì Desirée, Sophie la guardò per un attimo titubante, dicendo infine risoluta.

«Andiamo», e si calò anch’essa nell’aper­tura, lasciando Desirée sola a decidere se seguirle o No.

Intanto il vento era aumentato d’intensità, nubi scure si stavano ad­densando sopra di loro, si preparava un temporale. Desirée impensierita alzò lo sguardo e si guardò intorno, le forme e i movimenti delle nuvole le parvero celare qualcosa d’inquietante.

Un brivido le passò la schiena, all’improvviso senza capire perché ebbe paura, fece per seguire le amiche per sfuggire alla solitudine, ma la prudenza la trattenne, scrutò ancora l’interno che appariva sinistro e chia­mò.

«Sophie, Gaby, siete lì? Rispondete! » Non ottenne alcuna rispo­sta, né udì alcun rumore, «Smettetela di fare stupidi scherzi e venite fuori! Sta per piovere. Ehi! Mi avete sentito? ».

 Le rispose solo una fioca eco coperta dalle raffiche di vento che aumentava d’intensità e agitava in repentine ondate i rovi pendenti dalle rovine come tante scarne braccia protese verso di lei.

L’essere rimasta sola in quel luogo le metteva ansia, si allontanò dall’apertura che le appariva minacciosa, dirigendosi verso un punto più alto, sgombro dalle macerie che le offriva una visuale più ampia. Le nubi stavano coprendo la Luna.

«Dunque», si disse «Non bisogna farsi prendere dal panico, an­che se, data la situazione, potrebbe essere giustificato. A tutto c’è una spiegazione razio­nale e logica: potrebbero avere trovato un’altra uscita ed essere già tornate alla macchina. Deve essere così, come ho fatto a non pensarci prima». Rincuorata, saltò giù dalle macerie e si diresse in fretta verso la sua destra, dove un crollo aveva aperto una breccia nella parete esterna della chiesa. A metà tragitto, si spense la torcia elettrica.

«Male­dizione! Mi mancava solo questo», presa da un attacco di panico, cercò freneticamente di riaccenderla senza riuscirci. Si guardò intorno impaurita, era tutto buio, spinta dalla necessità e dalla paura proseguì lo stesso, raggiungendo in pochi minuti e senza ulteriori pro­blemi l’esterno dell’edificio. Una volta fuori da quelle spaventose rovine si sentì più tranquilla e si diresse verso il sentiero in terra battuta dal quale erano venute.

Dopo qualche passo però, insospettita, si fermò ad ascoltare, non si per­cepiva più al­cun rumore. Il vento, che aveva sospinto così velocemente le nubi a rico­prire la Luna, adesso si era placato, non si udiva più nulla, il silenzio era inquietante. Si guardò attorno, scrutò attentamente l’ombra nera proiettata dalle mura, le parve di scorgere qualcosa, aguzzò lo sguardo senza riu­scire ad individuare niente, pur riuscendo a vedere attraverso l’oscurità.

Udì uno scricchiolio alle sue spalle, si voltò di scatto e vide dinanzi a sé dei minacciosi occhi verdi fosforescenti, tentò d’indietreggia­re, ma qualcosa di gelido la afferrò alla gola e le coprì la bocca, il buio divenne totale.

 

 

 

Malus I. Segreti in cantina 14

«L’umidità te li sta incurvando in modo strano» disse Gaby osservandoli da vicino.

«Sì, lo so tra poco avrò l’aspetto di un cartone animato giapponese» piagnucolò lamentosa Desirée e per distrarre le amiche dalla sua capigliatura ribelle, incitò Gaby a raccontare delle sue scoperte.

«Fu fondato intorno al nono – decimo secolo, pare su resti di un santuario pagano, come sapete in queste zone, il paganesimo sopravvisse a lungo …».

«Finora l’unica cosa eccezionale è il sottomarino in cantina», forse Sophie aveva preso male la questione della cantina.

«Fu saccheggiato e tutti i monaci trucidati dai Nor­manni».

«Sì, ma non bisogna prendersela personalmente, quelli massacravano tutti indistintamente, erano fatti così non c’era cattiveria», commentò Desirée sostenuta da Sophie che aggiunse.

«Non mi toccate i Normanni! Se non avessero invaso queste zone, probabilmente, non sarei stata così alta e bion­da, ma sarei stata … » Stava per dire celta e bassa, ma guardò Gaby e preferì non proseguire per la propria incolumità, intanto Desirée stava ridendo di gusto, sapendo che osservazioni così pro­fane mandavano in bestia la piccola furia rossa sinceramente legata alle proprie ideologie progressiste.

«Che egoismo, solo perché tu mille anni dopo…».

«Dai, continua», la interruppe Desirée, onde evitare un altro battibecco. Gaby sbuffò seccata e proseguì col racconto.

«Tra saccheggi ed incendi di varia origine è stato di­strutto tanto spesso che nel quattordicesimo secolo è stato abbandonato definitivamen­te. Eccolo! », esclamò indicando oltre gli alberi del bosco, una massa scura dai contorni irregolari che si stagliava contro il cielo grigio tenuemente illuminato dalla pallida notte. Tutt’intorno c’era un desolato piano erboso, spazzato dal vento che giungeva fin lì dal vicino mare.

«Non finisce qui, tutti quelli che da allora hanno com­prato il terreno sono finiti male».

«E lo credo, bisogna essere fessi a comprarsi una landa desertica come questa, che reddito potrà mai avere, che cosa può produrre? Guarda un po’ che terra, c’è da stupirsi che ri­e­sca a crescere l’erba. » Disse So­phie dando un calcio a una zolla sassosa.

«Voi state cercando di farmi credere d’essere l’unica ad avere paura, ma la verità è che voi non avete nemmeno il coraggio di ammetter­lo, invece, quando siete sole, la sera guardate sotto il letto per paura che vi sia un mostro».

«Io non ho mai negato di guardare sotto il letto … e saltuariamente in qualche altro posto, dipende», ammise Sophie, ma Desirée la schernì con una sonora risata, ag­giungendo con aria superiore.

«A me non verrebbe mai in mente di guardare sotto il letto».

«Per forza: ci sono i cassetti! Non c’è posto nem­meno per un mostro nano.». Intervenne Gaby ridendo, mentre Sophie coglieva l’occasione per chiedere.

«Desirée, ma a casa tua, ai tempi in cui era ancora una locanda, non è stato commesso uno di quei delitti famosi? Non avete i fantasmi?».