Malus, I. Il messaggio, 4.

La collina si ricoprì nuovamente d’erba, fiorirono le rose, gli alberi germogliarono drizzando imperiosamente le possenti chiome al cielo e gli uccelli ripresero a cinguettare e svolazzare giocosi come se niente fosse accaduto. La natura risplendeva superba e spavalda mostrando all’uomo ciò che non era in grado di capire.

Il vecchio Gilduin era stremato, confuso, per un attimo credé di avere sognato, ma non era così, si era trattato di un avvenimento reale che era durato diverse ore, non riusciva proprio a capire, andò a controllare ad una ad una le querce, era tutto normale, tutto tranquillo.

All’epoca egli stesso non seppe interpretare correttamente i fatti, secondo me il più saggio dei maghi morì senza averli mai compresi del tutto, per quanto mi riguarda, forse, fu meglio così. Penso che il suo cuore fosse troppo turbato dal sangue che sgorgava dalla terra e dalla spaventosa voce del demone, per capire che la chiave del mistero era in quel timido balbettio che seguì, era la voce di Penumbra.

Per fortuna, almeno, comprese che doveva intervenire tempestivamente, così convocò d’urgenza il Grande Raduno dei Druidi nella sacra foresta di Brivium. Mandò le sue colombe ai quattro angoli della terra per radunare i membri del Grande Raduno sparsi nelle contee e regni più lontani della Terra di Mezzo. Egli stesso partì immediatamente alla ricerca del prode principe Randolf di Sonnholm, che come altre volte l’avrebbe aiutato nell’impresa, erano diretti verso un luogo lontano fuori dai confini del Midgard, perché come aveva scritto nel messaggio inviato agl’altri vati « La notte si sta svegliando ».

Lungo la strada fu raggiunto da una singolare notizia, alcuni abitanti delle lontane isole di Kajahil raccontavano d’avere visto numerosi draghi volare intorno alle vicine montagne dei Corni dei Demoni, quasi a formare degli stormi. Gilduin liquidò frettolosamente l’accaduto come poco rilevante, attribuendo l’assembramento di draghi alla probabile morte del vecchio Tages che da tempo immemorabile si annidava tra quelle rocce. Questo fu, probabilmente, il primo errore che commise, perché le cose non stavano esattamente come aveva pensato, ma d’altronde chi avrebbe potuto immaginare una realtà che non apparteneva agli uomini.