Malus l’innovativo romanzo Fantasy… scarica gratis

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Malus un romanzo fantasy profondo, di qualità,originale e divertente. scaricalo finché è gratis!
Non ci credi perché i fantasy in genere sono roba da poco, senza spessore? Leggi … è gratis
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Sfida letteraria al mondo Fantasy

SFIDA AL MONDO FANTASY!

Ciao a Tutti!

Pare che il mio romanzo Malus sia difficile da recensire, in molti hanno gettato la spugna, così ho deciso di lanciarvi una sfida:

Esperti e amanti del fantasy (e non) siete in grado di recensirlo senza rivelare i colpi di scena finali?

Se accettate la sfida letteraria, contattatemi  sulla mia pagina facebook, dove troverete anche altre informazioni, vi manderò il file pdf o l’epub.:

https://www.facebook.com/NLatteriScholten?ref=hl

Un grande abbraccio e Grazie a tutti e in bocca al lupo!2a0nb5t2

Malus di N.Latteri Scholten il nuovo fantasy italiano

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Un fantasy rivoluzionario che rompe col passato per aprire a nuovi orizzonti. Di ambientazione nord europea ma profondamente ancorato all’antica cultura italiana, Malus e un romanzo insolito, coinvolgente e poetico, che combina insieme umorismo e dramma, dove Bene e Male si scontrano nel buio di una fortezza ai confini del mondo, in un duello senza esclusioni di colpi, giocandosi il tutto per tutto e come per incanto il Fantasy diventa ribellione alle leggi dell’universo.

 

Leggi e commenta i primi capitoli gratis:http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1034024

 

 

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abbraccio a tutti

 

 

Malus I. Lo scoccare delle ore. 6.

 

«È come ho detto inizialmente: tutti affanni e pene inutili, caratteristiche di una mente annoiata, poco istruita dominata da un’anima semplice».

«Santa pazienza! » esclamò Desirée strisciandosi indietro i capelli ancora ribelli a causa del non-taglio.

«Ma non era un mago vero? Questo spiegherebbe la sua imperfezio­ne, paragonato a me, s’intende». E soddisfatto riprese a scrivere sulla pergamena che aveva dinanzi.

Desirée corrugò la fronte, le era venuto un dubbio.

«Esattamente tu cosa sei? Dato che dici di essere il Principe della Notte, Signore delle tenebre sei un vampiro? » Malus alzò la testa di scatto orripilato, come aveva potuto venirle in mente una cosa del genere.

«Santa ignoranza! Come… », si riprese un attimo e scandì lentamente « Io non sono un vampiro», pensò al disgusto che avrebbe provato a dovere bere sangue di qualche plebeo umano con chissà quali malattie, puzzo e sporcizia addosso, peggio degli animali.

«Scusa, ma hai qualcosa di strano così pallido e allora ho pensato… non volevo offenderti, mi dispiace, scusa».

«Non pensate Signora, è meglio. Quel qualcosa di strano come lo definite voi, può essere dovuto al fatto che mia madre era Ilfhild principessa degli elfi del Gran Regno dei Tre Tulipani D’oro di Alfheimr. Scuse accettate». Per un attimo si chiese se doveva snocciolare tutta la genealogia di parte elfica come d’uso, ma preferì lasciare stare, non era molto orgoglioso del sangue elfico che gli scorreva nelle nobili vene, con sua sorpresa invece Desirée lo guardava a bocca aperta.

«Un mezz’elfo uhauu! Per questo sei così carino? Gli elfi sono molto carini, però non hai le orecchie a punta». Malus rimise seccato la lunga penna nel calamaio e precisò.

«Primo: sulla bellezza degli elfi avrei qualcosa da ridire, anzi molto, e non è solo una questione di gusto e grazie al cielo non ho le orecchie a punta, mi manca solo questo! Secondo: la parte migliore e più nobile è quella paterna», e non sopportando lo sguardo ammirato di Desirée, rincarò spiegando «In effetti, in tempi lontanissimi eravamo qualcosa di simile ai vampiri, solo molto più potenti. Noi a differenza di loro ci siamo liberati dalla morte, imparentandoci con i Wanen: l’antica stirpe di Dei, non dobbiamo bere il sangue altrui per vivere, abbiamo la nostra vita ed è molto lunga», adesso lei lo guardava con diffidenza, questa seconda parte inspiegabilmente sembrava piacerle poco, incurante dell’effetto che la sua spiegazione poteva avere avuto, prese la penna e dopo averla fatta sgocciolare riprese a scrivere.

«E…» s’informò piena di speranze Desirée «I miei antenati avevano sangue elfico? O di qualche altra creatura fiabesca?»

«No, solo dozzinale sangue umano e nemmeno nobile, plebeo». Detto ciò non le diede più retta, un conto era apprendere informazioni che avrebbero potuto essergli utili, un altro era darle.

Malus I. Lo scoccare delle ore, 5

 

«Sono dolente di dovervi nuovamente contraddire. Terrei, infatti, a rilevare che in fatto di malvagità i vostri ante­nati hanno di gran lunga superato i miei, inoltre non mi potete tacciare d’asocialità, quando mi distanzio semplicemente dal volgo, facendo la parola “associale” evidente riferimento ad una persona che vive al di fuori della società, incapace di integrarsi, invece io, rappre­sentan­done l’apice, ne sono perfettamente integrato, nel senso più puro dell’ari­stocrazia, intesa come il comando dei migliori, o dalle vostre parti preferite affidare la guida della società ai peggiori », sorrise pienamente sod­disfatto, vedendo che, so­prattutto l’ultima parte del suo discorso, non era piaciuta af­fatto alla sua ospite e che se l’era cavata abbastanza bene nella disputa verbale.

«Mai sentito parlare di democrazia, vero? ».

«No, ma già il nome non promette niente di buono».

«Tanto per cominciare Amleto era un principe».

Malus la guardò sinceramente stupito.

«Scioccante e per quale motivo faceva di questi discorsi estraniati? » Il modo di ragionare di Malus sfuggi­va a quanto Desirée aveva conosciuto fino allora, probabilmente era dovuto al fatto di appartenere ad un mondo completamente diverso da suo e mentre cercava una risposta o come sin­tetizzare in modo comprensibile al suo interlocutore un intero dramma sha­kespeariano, Malus trovò da solo la risposta.

«Presumibilmente non aveva ricevuto un’educazione adeguata al suo rango, che di conseguenza gli avrebbe fornito una valida spiegazione a tali futili do­mande, evitando probabilmente che gli venissero in mente».

«Oppure, Amleto ha avuto il coraggio di porsi alcune domande», controbatté Desirée, sicura di sferrare un colpo basso a Malus, ma non fu così, perché con la solita flemma questi rispose.

«Terrei a sottolineare che per porsi e porre delle domande non c’è assolutamente bisogno di coraggio, ma unicamente d’acume mentale, di conseguenza più che un coraggioso, questo povero disperato dà l’impressione di essere stato uno che non conosceva se stesso, perché, vedete mia Signora, il nostro vissuto è estremamente breve, come è limitato il pezzo di terra dove si vive, ed è breve anche la più duratura fama preso i posteri, tra l’altro tramandata da generazioni di omuncoli condannati a morire senza nemmeno avere conosciuto se stessi, quindi è perfettamente inutile aspettarsi che siano in grado di comprendere una mente eccelsa. Onde per cui, questi dubbi sono inutili affanni dell’anima che affliggono gli omuncoli disorientati.  Era d’aspetto sgradevole? » Desirée lo guardava sorpresa.

«Che c’entra questo? No, anzi pare che fosse un gran bel figliolo. Certo che definire Amleto un omuncolo disorientato è il colmo. È il tormento, il dramma dell’esistenza umana…», adesso Malus la guardava più perplesso che mai, quelli erano turbamenti che avrebbero potuto venire a lui, rinchiuso in un castello isolato dal resto del mondo, ma non ad un altro principe bello e libero di godersi la vita. Il mondo al di fuori di Nachtfels sembrava veramente strano e questo avrebbe potuto incidere sui suoi piani. Comunque la ragazza con la sua parlantina era una stupefacente fonte d’informazioni.

«E come è finito? » s’informò.

«Con la sua morte». Malus fece una smorfia compiaciuta.

 

Malus I. Lo scoccare delle ore, 1.

Lasciò la camera con l’intento di mettersi alla ricerca del Principe della Notte, aveva alcune cose da chiarire, e in fondo, anche se pazzo omicida, era tanto carino. Dinanzi alla porta trovò come promesso una guardia, con una tor¬cia accesa pronta a farle da guida, stava per tentare di comunicare con l’uomo ombra, quando fu raggiunta da un insopportabile fetore, si guardò in¬torno, l’odore proveniva da un mostro simile a quello che aveva tentato di aggredirla sul cornicione.
«Io sarei l’interprete, le guardie non parlano», si giustificò il mostro vedendo che Desirée lo guardava con disgusto retrocedendo ed arricciando il naso.
«Il fatto di essere un mostro t’impedisce per caso di lavarti? »
«Certo, è contro l’etica professionale» s’intromise un altro mo¬stro sbucando da dietro un pilastro insieme a di¬versi altri, facendo escla¬mare Desirée.
«Che schifo, sembra di stare in una fogna. Va bene, portatemi dal vostro pa¬drone, ma per favore state lontani», volle chiudere la discussione Desirée, renden¬dosi conto di essere ormai circondata da una decina di mostri, ma uno di loro tenne a precisare.
«Bimba, guarda che tu sei nostra prigioniera, non ci puoi dare or¬dini. » Desirée non poté fare a meno di notare i lunghi denti gialla¬stri esibiti in tutto il loro fetore allo scopo d’intimorirla e la bava giallo verde che colava ai lati delle fauci. Qualcuno allungò minacciosamente le zampe avvi¬cinando gli artigli alle morbide pieghe della gonna, ma poco prima di giungere a toccarla, alzò lo sguardo incrociando quello oltremodo minaccioso di Desirée.
«Voi non starete per caso cercando di sgualcire il mio bel vestito? »
I mostri rimasero un attimo a guardarla dubbiosi, poi spinsero avanti uno di loro, un po’ più grosso, il quale dopo essersi schiarito la voce, s’informò.
«Nel qual caso questa sfortunata evenienza dovesse ve¬rificarsi, in quali conseguenze potremmo incorrere, nostra graziosa signora? »
«L’annientamento totale: v’incenerisco», rispose Desirée con voce calma, fonda e apparentemente cordiale, ma molto credibile.
«Grazie, era solo un’informazione, tanto per sapere», disse il mo¬stro ritirandosi nel gruppo, Desirée li guardava, divertita dalla lo¬ro infantile credulità, intanto uno di loro precisava.
«L’annientamento totale è in palese contrasto con la nostra etica professio¬nale».
Nel frattempo il guerriero ombra si era allontanato facendo strada.
«Davvero, e in che cosa consiste la vostra etica professionale? » domandò Desirée seguendoli lungo la scala buia che conduceva fuori dalla torre.
«Innanzi tutto siamo realmente molto pericolosi …»
«Non è facile essere pericolosi, vero Signora? »
Desirée annuì.

Malus I. Tenebricus 12

 

Gli artigli circondarono la gola del Principe della Notte, sembrava volessero stringerla per spezzarla, affondare nella sua carne, veloci, spietate, una frazione di secondo per finirlo, si fermarono seguendo nervosi per alcuni istanti la giugulare che palpitava lenta e inconsapevole.

«È tutto sbagliato» lasciarono la presa e la figura scura si ritirò silenziosa nelle tenebre dalle quali era uscita.

 

Lo scoccare delle ore

Quando Desirée si svegliò, capì che era mattino solo dall’ora segnata dal suo orologio da polso, le dieci. Durante la notte qualcuno doveva essere entrato nella stanza, poiché i suoi abiti, completamente asciutti e accuratamente ripiegati, erano poggiati su una poltroncina vicino allo specchio, accanto allo zaino e alla torcia elettrica, che funzionava nuovamente.

«Dove ha messo il mio bel vestito? » si chiese.

Lo ritrovò appeso nell’armadio insieme con altri abiti dai colori e stoffe più varie, rimase a lungo ad ammirarli rapita. Abiti simili li aveva visti solo in televisione, alle sfilate di moda e nei film in costume, affascinanti souvenir di una femminilità troppo scomoda. Averli tra le mani peró era tutt’altra cosa, le stoffe erano talmente morbide e delicate al tatto da provocare sensazioni del tutto nuove, così infine non seppe fare a meno d’indossar­li.

Per ultimo provò un abito di velluto rosso fuoco con lo strascico, attillato con lunghe mani­che a zampa d’elefante. Si rimirò nello specchio, divertita dalla sembianza che le conferiva l’abito.

«Da casta colomba a mangiatrice d’uomini», disse con un accenno d’impertinenza, gettò indietro i capelli che le ricaddero folti sulle spalle come se fossero diven­tati anch’ essi di fuoco, li ammirò con orgoglio girando lentamente su se stessa. Ancora una volta il gioco si trasformò in realtà, quando tornò a fissare lo specchio, lo sguardo era divenuto torvo e la fronte cor­rugata.

“ Chissà qual è la mia vera es­senza” Gli occhi si fissarono fiammanti nello specchio, cercando di carpire oltre all’immagine riflessa qualcosa di se stessi, di leggere nella propria anima, ma poi ripensando a quando vi aveva sostenuto lo sguardo del Principe della Notte, si accesero di un sorriso amaro.

“ Per fortuna gli specchi riflettono soltanto una par­venza, nemmeno l’immagine reale, solo ciò che noi vo­gliamo che sia. Gli uomini vedono anch’ essi solo ciò che può mostrare uno spec­chio” Accarezzò lo specchio, poi chinato il capo borbottò a voce sommessa “ In fondo è quanto noi stessi vogliamo vedere “.

Volse le spalle a quell’immagine poco gradita di sé e si tolse l’abito, troppo scomodo nella sua aderenza al corpo, indossandone uno di seta verde smeraldo con delicati ricami d’oro, attillato nel corpetto ma molto ampio nella gonna, commentando la scelta con.

«Se carnevale deve essere…»

 

Malus I. Tenebricus, 10.

«Nel castello vi è una stanza preposta alle attrezzature che misurano i flussi del tempo, comprese le diverse varianti» il tono della voce era nuo­vamente freddo e distante. La guardava dritto negli occhi, le parole erano cordiali, ma il suo volto parlava di disprezzo. «Se lo desiderate, potrete vederla. Domani vi farò visitare il castello, a patto che non facciate altre stupidaggini. Adesso vi prego di perdonarmi, ma ho da fare. Buonanotte Signora». Si voltò per andarsene, aveva appena raggiunto la porta, quando Desirée lo richia­mò.

«Malus», la mano del mago era casualmente appoggiata sulla parete accanto alla porta, trasalì, sentì le mura sussultare al suo nome, come se non fosse accaduto nulla, si voltò, la ragazza era troppo ingenua per potere anche solo intuire ciò che aveva causato.

«Desiderate? » ma non riuscì a nascondere l’astio nella voce. Gli occhi di Desirée, che fino a quel momento erano stati raggianti, si velarono di tristezza, voleva dire qualcosa, ma sembrò mancarle il corag­gio, infine domandò la prima cosa che le venne in mente.

«I mostri non torneranno più? »

«No, non oseranno», rispose deciso. Detto ciò, lasciò la stanza scomparendo nell’oscurità, non aveva biso­gno della luce, sua nemica, per muoversi nello sconfinato intrico di sale e corridoi della fortezza, si diresse a passo veloce verso il cuore del suo regno: la sala del trono dalle slanciate finestre blu, e il soffitto retto da uno straordinario gioco d’archi, sotto il quale rilucevano le stelle del firmamento, come se fossero rimaste imprigionate nell’architettura.

Entrato, si sedette sul freddo trono di pietra e argento.

«Portami da bere», ordinò con rabbia a una silenzio­sa guardia, che s’inchinò e scomparve immediatamente la­sciandolo solo a os­servare la pallida luce delle stelle, senza riuscire a distogliere la mente dalla ragazza e soprattutto dalle sue parole, che, dette con ingenuità, erano state più laceranti di quelle pronunciate nella rabbia.

Malus I. Tenebricus, 9.

«Beh si, ho sempre desiderato un abito di seta bianco naturale, che lasciasse libere le spalle e la schiena, copren­dole in parte con pizzo tra­punto di perle e con una larghis­sima e voluminosa gonna lunga, leggera come un alito. »

«Siete sicura, che non lo vogliate tempestato di gemme della più no­bile fattura? »

«Oh, scusa non si può fare? » Con un altro schiocco di dita, Desirée si ritrovò indosso l’abito dei suoi sogni. Incredula scese piano dal letto, avvicinandosi allo specchio posto poco lontano dal camino. Quando vide riflessa la sua immagine, stentò a credere ai propri oc­chi, non solo l’abito corrispondeva alle aspettative, ma nei capelli, perfettamente asciutti, erano intrecciati nastri di seta e perle. Girò su se stessa rimirandosi nello specchio, facendo risplendere la seta e le perle di fluttuanti riflessi ambrati dalla luce del fuoco, era difficile da credere eppure indossava proprio l’abito che aveva sempre sognato, ed era più bello di come avesse pensato.

Sorrise raggiante al Principe della Notte, che la guardava compiaciuto della propria opera. Adesso anche lei sembrava uscita da una ro­mantica fiaba, una delicata fata. Affondò le mani nelle soffici stoffe e le tirò un po’ istintivamente, volle controllare i piedi e fu quasi sorpresa di non vedere le scarpette da ballerina, si voltò verso lo specchio quasi volesse scorgervi il suo passato, in effetti quell’abito aveva qualcosa del tutù, il Lago dei Cigni non era molto lontano da lei, ma in quella favola al contrario che era diventata da qualche tempo la sua vita, il cigno era lui e le stava davanti sorridente e bello come un sogno di una notte di mezz’estate, pericoloso come un cigno.

«È fantastico come si fa? » domandò cercando di tornare alle realtà.

«Non è molto difficile, ma troppo complesso da spie­garsi a chi è ignaro di magia».

Desirée, non fece molto caso alla risposta, era stata una domanda retorica, affascinata dalla propria immagine, si rimirò un’altra volta allo specchio, e fu proprio sullo specchio che i loro occhi s’incontrarono per la prima volta, il Principe della Notte sembrava condividere la sua opinione, lo sguardo non era più ostile, aveva occhi grandi, sorridenti, però non si capiva se stesse ammirando lei o la propria magia.

«Quanti anni hai? » Gli domandò improvvisamente Desirée, staccando lo sguardo da lui.

«Perché? »

«Non si capisce bene, sembri molto giovane e carino». Il Principe della Notte alzò con indifferenza le spalle.

«Perché avrei dovuto contare gli anni? In questo luogo non si di­stingue il giorno dalla notte. Non accade mai niente». Desirée si voltò verso di lui perplessa.

«Vuoi dire che non t’importa sapere quanti anni hai? » effettivamente non sembrava interessato all’argomento.