Malus I. Tenebricus, 2

«Credere o non credere non cambia la realtà. Se non erro da voi, la definiscono “altra dimensione”. Da noi la scienza magica è molto più avanzata e vede la teoria dei mondi paralleli quale assodata, benché il passaggio da un mondo all’altro sia possibile solo ai vati più esperti, come il sottoscritto. Vi trovate oltre i confini occidentali del Midgard, che da voi mi sembra chiamiate pittorescamente Terra di Mezzo, più precisamente nel castello chiamato dai nostri nemici Tenebricus. Il suo vero nome è Nachtfels, la mia umile dimora, dalla quale voi non uscirete più, viva s’in¬tende. Vi scon¬siglio di dubitare delle mie parole, poiché, quale discen¬den¬te dei più potenti Signori della Notte, non mi sba¬glio », poi con un sorriso maligno aggiunse: « Mai. Questa volta saranno i Rankarth a essere scon¬fitti, per quanto mordaci possano essere le vostre ultime parole, sono nient’altro che dei suoni, che saranno inghiottiti dalle te¬nebre e dimenticati, come il vostro stesso nome e la vostra maledetta stirpe di carogne. Non rimarrà nemmeno l’eco del vostro nome », però diversamente dal previsto Desirée sembrò non es¬sersi impressionata più di tanto per le minacce, giocherellando con le dita tra le fiamme del camino, ribatté irriverente.
« Gli ha dato di volta quel po’ di cervello che ha. Mio affabile sovrano, non dimenticate che le parole sono l’arma più pericolosa e potente data all’uomo, e poi, sai che soddisfazione ammaz¬zarmi per rimanere chiuso qua dentro in eterno, non è che per caso la solitudine ti ha rincretinito? »
« Mors tua, vita mea. Sono occorsi secoli e infinite ore di ricerche, ma in fine siamo riusciti a scoprire la via per annullare la maledizione ».
« Davvero? E sarebbe? », rispose, alquanto scettica sul fatto che uno dei suoi, sia pure ipotetici antenati, avesse potuto commet¬tere un errore in una que¬stione di prima importanza. Si sedette più comodamente per ascoltare meglio, intanto che il Principe della Notte parlando si aggi¬rava nella stanza.
« Per sconfiggere le allora immani forze delle tenebre fu forgia¬ta nelle terre del Nord una spada, solo la vista della quale era sufficiente ad annientare interi eserciti… » Fu nuovamente interrotto.
« Che noia, siamo all’ennesima rielaborazione di Exca¬libur, mancano solo la fata Morgana ed il Signore degli Anelli. Deprimente, se pure sir Lancillotto non deve essere stato male, non mi spiacerebbe incontrarlo. Senti lascia da parte Excalibur e parlami del Lancillotto », e lasciò cadere mollemente un braccio verso il fuoco, come se volesse giocarci con le dita, intanto lo guardava con la solita aria dispettosa, reazione che sembrava innervosire il suo interlocutore, che sembrava sorpreso per non dire impreparato al suo atteggiamento.
« Vi prego di non interrompermi con stupide osservazioni », le intimò l’uomo irritato dalla sua sfacciataggine, ma lei sbuffò gonfiando vistosamente le guance.
« Che palle… » Il Principe della Notte la fulminò con un’occhiata, non si era aspettato un simile comportamento e linguaggio dalla sua prigioniera, che aveva immaginato spaventata e remissiva, pertanto visibilmente seccato riprese.