Malus I. Lo scoccare delle ore, 3

 

«L’altro giorno abbiamo detto ad alcuni di noi di an­dare in uno scantinato a prendere il carbone, li abbiamo chiusi dentro, non c’era il carbone, ma l’acqua che saliva sempre più e sono annegati».

«Ah, ecco chi è stato» disse uno dietro di lui, men­tre altri gli fa­cevano da spalla.

«Non siete annegati? »

«Capo, forse era la bassa marea quella che veniva…», suggerì con fare col­pevole un altro, poco prima di essere aggredito da un compagno. Ne nac­que una piccola rissa i cui partecipanti rotolarono giù da delle scale, dove i colpevoli avevano cercato di scappare, gli altri rimasero un at­ti­mo ad osservarli, continuando poi tranquillamente il loro camino. Ogni tanto si vedeva apparire un Alp, ma spariva subito dopo, sembravano avere ricevuto l’ordine di tenersi alla larga, inoltre la mancanza di reazioni da parte di Desirée li avviliva.

«Se volete fare davvero i cattivi, perché non vi mangiate il vostro pa­drone, sarebbe una cattiveria senza pari, divorare il padrone, non c´è niente di più cattivo». Il tentativo di sobillazione non riuscì molto bene, i mostri la guar­darono scandalizzati.

«Queste sono cose che non si pensano nemmeno.»

«No, no.» Aggiunsero gli altri preoccupati.

«Ma si può sapere da che postaccio vieni, per avere idee del genere? » Desirée non si arrese e insistette.

«Ma come fate ad essere cattivi, se obbedite cie­camente al vostro pa­drone, io pensavo che per essere davve­ro malvagi, bisognasse essere contro ogni cosa.»

«Solo se non fa male».

«Farsi male è contro la nostra etica».

«Lui davvero cattivo».

«Di conseguenza può fare male, molto male».

«E io? Secondo voi sono cattiva ?»

«Buona, con le patatine e la salvia».

«Anche l’alloro non ci starebbe male».

Le scale erano finite, erano in un ampio corridoio, la guardia che li precedeva aveva aperto una porta dalla quale filtrava uno spiraglio di luce, entrando Desirée si rese conto di trovarsi nella stessa stanza della sera precedente. I mostri rimasero ri­spettosamente all’esterno. Vista con animo sereno la camera era ac­cogliente, piccola e straripante di libri, che ricoprivano ogni superficie piana disponibile, fatta eccezione per una roccia sulla quale poggiava la sfera di cristallo.