Malus I. Tenebricus, 2.

 

Giunti in un ampio vano circolare, da sotto una porta laterale vide filtrare uno spiraglio di luce artificiale. Le ombre aprirono la porta e la introdussero in una stanza diversa dalle altre, nonostante l’altezza del soffitto, le pareti erano nascoste da scaffali straripanti di libri e oggetti vari. Al centro su di un ripiano in pietra era poggiata una sfera di cristallo, che emanava una pallida luce, diversa da quella irrequieta e calda proveniente dal fuoco che ardeva nel grande camino alla sua sinistra.

Al suo arrivo la luce all’interno della stanza aumentò. Desirée scorse sulla destra, parzialmente nascosto dal bordo di una li­breria, un uomo seduto su una poltrona di pelle dallo schienale alto, indossava un lungo abito di velluto rosso scuro di foggia medievale e te­neva un libro aperto sulle ginocchia, lo chiuse lentamente e la osservò con attenzione.

«Accomodatevi Signora», disse infine, indicandole la poltrona accanto al fuoco, quasi di fronte alla sua. La voce era calma e di circostanza, ma lasciava trasparire un velo di minaccia, era freddo come la pietra del castello.

Desirée completamente intirizzita fu lieta di potersi sedere al caldo.

«Benvenuta, spero abbiate fatto un buon viaggio».

«No, schifoso!  Di merda! », rispose Desirée, stendendo le mani verso il fuoco, tentando di reprimere i brividi che la scuotevano visibilmente, non le piaceva tremare davanti a quell’individuo antipatico dall’aria superiore, peggio degli amici di Sophie.

«Perdonatemi mia Signora, se non mi sono presentato prima, il mio nome è Malus l’albero del Sapere, Cignus, Mánihard, Figlio di Naglfari lo scuro Re della Notte e Signore delle Tenebre, sono il Principe della Notte, ultimo discendente della glo­riosa stirpe… » Desirée, cui il fuoco sembrava avere in breve tempo ridato energia, lo interruppe bruscamente.

«Sinceramente di questo non me ne frega assolutamente niente, e non ti permettere di chiamarmi tua signora! Non ti conosco e non ti voglio conoscere, voglio solo andare a casa! ».

«Desolato, ma purtroppo mia Signora temo di non potervi accontentare, inoltre ciò che ho intenzione di comunicarvi, credo sia d’impor­tanza vitale per voi», la corresse senza cercare di celare un tono di scherno. Desirée si volse verso il fuoco, mandandolo mentalmente a quel paese, troppo stanca per affrontare una lite con uno sconosciuto odioso.

«Dovete sapere che siete l’ultimo discendente dei nostri acerrimi ne­mici: i Rankarth, i grandi Maghi dell’estremo nord, lo Jõtunheimr. Costoro più di diecimila anni orsono distrussero il nostro regno, annullando i nostri poteri al di fuori di queste mura, all’interno delle quali ci rinchiusero, condannan­doci all’eterna solitudine ed al silenzio assoluto. Il nostro annienta­mento non li soddisfaceva a pieno. Nella loro malvagità vollero che continuassimo a vivere in eterno la nostra morte, estendendo la pena alle generazioni future. Per quanto mi concerne, sto pagando una colpa di cui si è persa la memoria», a quelle ultima parole la voce pur restando cordiale vibrava scossa dall’odio.

«Beh, per quanto mi riguarda, non ho mai sentito quel nome, inoltre i maghi esi­stono solo nelle fiabe, come gli elfi, gli gnomi e altre scemenze del genere. Vorrei solo capire che ci faccio in questo posto da incubo, è tutto così irreale che mi sta venendo l’emicrania», rispose senza nemmeno guardarlo allungando le mani verso il fuoco. Gli occhi violacei del Principe della Notte lampeggiavano di luce sadica, cominciava a divertirsi a fare il gioco del gatto col topo, si adagiò allo schienale soddisfatto.

«Tutte creature comuni in questo mondo, Signora, poiché per quanto vi possa dispiacere, stupire o sembrare impossibile, non siete più nel vostro mondo, ma in uno paral­lelo.» La ragazza lo fissò un attimo perplessa, poi tornando a guardare il fuoco crepitare nel camino, replicò.

«Ridicolo, questa non è altro che un brutto scherzo di Sophie, deve avere organizzato il tutto col suo amico produttore cinematografico, che fa quei film inguardabili. Mica sono scema, non credo a una parola di quello che hai detto».

 

Malus I. Tenebricus, 2.ultima modifica: 2012-04-07T22:18:42+02:00da mostro-16
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