Malus I. Tenebricus, 1.

 

Tenebricus

 

 

 

L’oscurità era profonda, pesante come il silenzio che la circondava. Desirée tremava, i vestiti erano bagnatici, non riusciva nemmeno a vedere se stessa, si era rannicchiata in un angolo tentando di evi­tare il contatto con le pareti umide e fredde. L’aria puzzava di muffa ed era irrespi­rabile. Si fece coraggio e chiamò a bassa voce.

«Sophie, Gaby, ci siete? » Non ebbe risposta, era pervasa da brividi di freddo e forse anche di paura, non riusciva a capire che co­sa le fosse accaduto e dove si trovasse. Tastando accanto a sé trovò lo zainetto, tremante lo aprì alla ricerca della torcia, la trovò, ma non funzionava. Con un sussulto di gioia però individuò il cellulare, lo prese, non aveva campo, ma con la pallida luce del display esplorò quella che si rivelò essere una piccola cella con una massiccia porta di ferro come unica apertura. L’angoscia crebbe, non riusciva proprio a capire cosa fosse successo, dove era?

Erano trascorsi alcuni minuti dal suo risveglio, un penetrante cigolio la avvertì che la pesante porta di ferro veniva aperta raschiando il pavimento, a poca distanza da lei appar­vero alcuni esseri dagli occhi verde fosforescente. Accesero una torcia di legno e resina, illuminando il piccolo vano e anche se stessi, mostrando ciò che pareva impossi­bile: il loro corpo era costituito da una densa ombra che aveva la forma di un massiccio guerriero medievale in armatura, l’unica cosa che sembrava materiale erano gli inquietanti occhi che spicca­vano da sotto l´elmo.

Un guerriero si staccò dal gruppo, si avvicinò a Desirée e le puntò contro un’alabarda, che non sembrava per niente irreale, anzi d’ottimo acciaio, le fece segno di seguirli. Desirée non ebbe scelta, tremante ed allo stremo delle forze, dovette andare con gli impalpabili guerrieri ombra.

Il tragitto da percorrere si rivelò molto più lungo di quanto avesse immaginato, le sembrò non avere fine. Era evidente che si trovava all’interno di una qualche antica costruzione che data l’altezza dei soffitti e l’estensione dei corridoi doveva essere di dimensioni gigantesche. Dopo avere risalito scale, che come un serpente si addentravano nel ventre del gigante di pietra, passarono per enormi sale deserte, spazzate solo dal vento che penetrava dalle alte finestre ogivali, il suo soffio incessante aveva imbiancato di sale la ruvida superficie della pietra, che alla luce ondeggiante della torcia si riverberava sui cristalli di sale, creando fantomatiche evanescenze conferendo ai massicci muri di pietra inquietanti dissolvenze spettrali. Tutto sembrava essere stato abbandonato da lungo tempo, ciò che mancava però per segnare il trascorrere del tempo era lo sporco, non c’era traccia di polvere o ragnatele, il ché,  se possibile, dava un senso di vuoto ancora più opprimente.

Desirée pensò di trovarsi in un complesso architettonico di stile gotico in evidente stato d’abbandono, non c’erano mobilio o altre suppellettili, le sale erano spoglie. Gli unici suoni percepibili erano il suo respiro affannato e i suoi passi, di tanto in tanto una raffica di vento più forte che faceva sbattere le imposte semi scardinate e chissà quali lontane porte, la cui eco si rincorreva incessante per l’edificio, non era facile capire dove avesse origine, era irreale.

 

Malus I. Tenebricus, 1.ultima modifica: 2012-03-31T13:31:43+02:00da mostro-16
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