Malus I. Segreti in cantina, 13

«Come avete fatto finora? »

«Furbizia. Siamo sempre riusciti a far credere d’essere qualcun altro, per fortuna Russi e Americani non si parlano molto».

«Più che furbi, siamo fortunati», puntualizzò Desirée.

«Dichiarate le verità, gli ideali non c’entrano niente, qui se lo sono tenuto semplicemente perché piace», concluse Sophie, le altre due ammiccarono con un sorriso.

Ferme sulla banchina ammirarono il loro U-Boot, sperando in cuor loro che la fortuna non le avrebbe abbandonate e che come l’ultimo esemplare di una rara specie animale, il loro lupo grigio sarebbe riuscito a sfuggire all’uomo moderno e a salvarsi dal gelo della guerra fredda ancora in atto.

 

Tempo due giorni come promesso Gaby era riuscita a decifrare parte del testo e ad individuare una parola che sembrava essere il toponimo di un luogo non molto distante dalla loro cittadina, così decisero di andarlo ad ispezionare al più presto.

«Eccoci arrivati, con la macchina non possiamo andare oltre», disse Sophie, accostando lo spiderino ai bordi della strada in terra battuta. Gaby era seduta dietro insieme a Falstaff, le braccia incrociate sul petto per sottolineare il malumore che il broncio sembrava non esprimere a sufficienza.

«Mi è perfettamente chiaro, che una volta scoperto che nel messaggio è menzionato l’antico nome del mona­stero di Seelamp, voi voleste andarci. La colpa è mia che ve l’ho detto, ma non capisco per­ché questo non potevamo farlo di giorno alla luce del Sole? ».

«Prima avevamo da fare, siamo personcine molto impegnate», controbatté Sophie aprendole la portiera.

«Tra l’altro per quell’essere con gli occhi rossi sembra non esserci molta differenza tra giorno e notte, dato che è venuto a trovarci di mattina. L’unica cosa su cui avrei da ridire io, è che potevamo tirare giù la cappotta, sono appena stata dal parrucchiere e voi sapete quanto detesti andarci», aggiunse Desirée, metten­dosi sulle spalle lo zaino, ma Gaby insisteva.

«Si tratta di una struttura abbandonata e comunque il tuo parrucchiere non è un granché».

«Bella forza, se ci fossero ancora i monaci, complessati come sono, credi che permetterebbero a tre graziose ragazze di venire a curio­sare nel cuore della notte? » Le fece notare Sophie, sbat­tendo la portiera della macchina, esasperata dai discorsi che aveva dovuto ascoltare durante tutto il tragitto e rivolta a Desirée aggiunse «Si risparmia su tutto, ma non sul parrucchiere, sembra che tu odi i tuoi capelli, eppure sono così belli e folti».

«Ma… è abbandonato proprio perché porta male» ribatté Gaby.

«Andiamo, tanto, se la conosco bene, prima che avremo raggiunto il monastero, ci avrà raccontato tutti i fat­tacci ri­guardanti questo posto, in modo da potere condivi­dere con noi la sua paura, ci vuole spaventare. Per il momento l’unica cosa che potrebbe spaventarmi è dovere tornare dal parrucchiere, è un po’ come andare dal dentista» disse scherzosa­mente Desirée, avviandosi lungo la strada che s’inoltrava nel bosco, dove già scorazzava allegramente Falstaff annusando eccitato l’aria della sera. «E comunque quel poveraccio del mio parrucchiere ha fatto quel che poteva, doveva tagliare via tutte le ciocche bruciacchiate».

«Ah, quindi quel taglio non è una cosa voluta?  Meno male, non avevo detto niente temendo che fosse un ritorno al tuo passato» commentò con un sospiro di sollievo Sophie.

Malus I. Segreti in cantina, 13ultima modifica: 2012-03-07T21:32:17+01:00da mostro-16
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