Malus I. Segreti in cantina, 2.

Tornò indietro e lo accese, digitando immedia­tamente la pa­rola e quando, anche questa volta non accadde niente, cominciò a diventare impaziente. Velocemente le dita si mossero sulla ta­stiera scrivendo rapidamente come suo solito, ades­so riapparve la misteriosa scritta, brillò alcuni istanti sullo schermo per svanire subito dopo, facendola imprecare.

« Maledizione! », scattò in piedi arrabbiata per non avere avuto il tempo di impedire che scomparisse, rima­se ferma al cen­tro della stanza fissando il monitor con sguardo di sfida.

Strinse i denti e prese a girare per la stanza come un animale in gabbia mordicchiandosi nervosamente le dita. In quell’istante squillò il cellulare, era Gaby.

« Ciao, sai stavo pensando che se non è stato uno scherzo, forse l’altro tuo pc… potrebbe avere registrato qualcosa, ».

« È quello che stavo pensando anch’io ».

« Sono sotto casa tua, salgo? ».

« Aspetta, scendo io. Ciao ».  S’infilò velocemente dei lunghi calzettoni e gli anfibi sempre pronti accanto al letto, mise la vecchia giacca di pelle nera a tre quarti dalla quale aveva tolto quasi tutte le borchie ma non la scritta sbiadita “ No future” e presa la prima sciarpa che trovò, scese ad aprire all’amica che l’attendeva impaziente alla porta, era in Jeans e un pesante maglione slabbrato fatto a mano, per proteggersi dalla brezza notturna aveva attorcigliato intorno al collo una coloratissima e lunghissima sciarpa.

« È tutto il giorno che ci penso, ma non l’ ho detto prima perché c’era Sophie », proruppe appena la vide, Desirée invece rimproverò.

« Quando pensi che possa diventare uno dei nostri? È nata qui, mi pare, inoltre è nostra amica da molto tempo ».

« Che c’entra, non è del posto e certe cose non può capirle. Viene da una famiglia di banchieri parigini, che vuoi che capiscano quelli », Desirée in risposta alzò le spalle chiedendosi, se le obbiezioni di Gaby potessero avere un qualche valore effettivo o se fossero semplicemente antico odio di classe o pregiudizio ideologico.

« Devi smetterla di attaccarla sempre, sai benissimo che è in gamba e che non è colpa sua se è di famiglia perbene, se è per il tuo comunismo ad essere coerente dovresti avercela anche con me, dato che ho sangue nobile, non molto ma c’è »

« Sì, ma non perbene » Desirée dovette sorridere per la testardaggine dell’amica, chiedendosi cosa intendesse con ”per bene”.

Chiacchierando girarono intorno alla casa, passando accanto al gigantesco garage che in passato era stato una rimessa per carrozze e fienile, arrivate in prossimità d’alcuni grandi abeti dove il viale si faceva più scuro e incerto, accesero le torce elettriche dirigendosi verso il boschetto che si estendeva immediatamente dietro casa.

Un improvviso rumore alle loro spalle le fece trasalire, si voltarono di scatto, il fascio di luce delle torce illuminò i riccioli biondi di Sophie.

Malus I. Segreti in cantina, 2.ultima modifica: 2011-12-24T10:26:49+01:00da mostro-16
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