Malu, I. Il messaggio, 3.

 

Brandendo il bastone, sua unica arma contro quell’oscuro maleficio, si chinò cautamente sulla sorgente nelle cui acque così spesso aveva spiato gli avvenimenti del mondo, non riuscì nemmeno a vedere la sua immagine riflessa, difficile specchiarsi nel sangue se si ha il cuore puro. L’unica cosa che poté carpire a quella linfa fu un urlo distorto dalla lontananza ripetuto più volte.

« Uhtfolga, Uhtfloga » era la lontana eco della voce di un demone, che tradotto nella nostra lingua significa qualcosa come: colui che vola nella penombra, proseguiva biascicando un oscuro indovinello.

« Volavit volucer sine plumis, sedit in arbore sine foliis… conscendit illam sine pedibus, assavit illum sine igne ».

L’angoscia si fece largo nel suo cuore, in che modo le forze demoniache potevano essere riuscite a contaminare a tal punto la sorgente incantata? Di quale straordinaria potenza disponevano per riuscirci?

Sgomento Gilduin uscì, e rimase impietrito da ciò che si trovò dinanzi: gli alberi avevano perso le foglie, non vi era più un filo d’erba su tutta la collina. Era come se la morte contenuta in quella voce malefica, avesse impregnato le radici delle Querce Sacre, qualcosa stava nascostamente avvelenando il nostro mondo, le querce lo avevano percepito.

Il vento adesso sollevava gli steli secchi che erano stati erba e lambiva i sassi. A memoria d’uomo non era successo niente di simile. La natura sembrava moribonda, quello era un infausto presagio di morte, se non proprio la morte stessa. Per la prima volta in vita sua Gilduin si fece prendere dal panico, si agirò inquieto tra i rovi secchi, pregando, urlando formule magiche e percotendo il suolo col bastone magico, usò tutti gli artifici a lui noti per salvare quel luogo sacro, ma non servì a nulla. La collina si era trasformata in un’altura scarna, sembrava che la vita non l’avesse mai lambita.

Alcune ore dopo, quando Gilduin era ormai disperazione e prossimo alla rassegnazione, il fenomeno della voce si ripeté, la seconda volta però non fu un urlo, ma un impercettibile sussurro che canterellava l’antico indovinello.

« Volavit volucer sine plumis, sedit in arbore sine foliis…. Conscendit illam sine pedibus, assavit illum sine igne…» e poi ripeté tutto di nuovo.

Gilduin si precipitò verso la fonte urlando « Chi sei? ».L’indovinello si ripeté e poi come un timido balbettio disse ancora.« Penumbra », gli sembrò quasi di cogliere una lontana risatina, poi tutto svanì nel silenzio.

 

Malu, I. Il messaggio, 3.ultima modifica: 2011-10-09T17:09:00+02:00da mostro-16
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