11/03/2012
Malus I. Segreti in cantina 14
«L’umidità te li sta incurvando in modo strano» disse Gaby osservandoli da vicino.
«Sì, lo so tra poco avrò l’aspetto di un cartone animato giapponese» piagnucolò lamentosa Desirée e per distrarre le amiche dalla sua capigliatura ribelle, incitò Gaby a raccontare delle sue scoperte.
«Fu fondato intorno al nono - decimo secolo, pare su resti di un santuario pagano, come sapete in queste zone, il paganesimo sopravvisse a lungo ...».
«Finora l’unica cosa eccezionale è il sottomarino in cantina», forse Sophie aveva preso male la questione della cantina.
«Fu saccheggiato e tutti i monaci trucidati dai Normanni».
«Sì, ma non bisogna prendersela personalmente, quelli massacravano tutti indistintamente, erano fatti così non c’era cattiveria», commentò Desirée sostenuta da Sophie che aggiunse.
«Non mi toccate i Normanni! Se non avessero invaso queste zone, probabilmente, non sarei stata così alta e bionda, ma sarei stata ... » Stava per dire celta e bassa, ma guardò Gaby e preferì non proseguire per la propria incolumità, intanto Desirée stava ridendo di gusto, sapendo che osservazioni così profane mandavano in bestia la piccola furia rossa sinceramente legata alle proprie ideologie progressiste.
«Che egoismo, solo perché tu mille anni dopo...».
«Dai, continua», la interruppe Desirée, onde evitare un altro battibecco. Gaby sbuffò seccata e proseguì col racconto.
«Tra saccheggi ed incendi di varia origine è stato distrutto tanto spesso che nel quattordicesimo secolo è stato abbandonato definitivamente. Eccolo! », esclamò indicando oltre gli alberi del bosco, una massa scura dai contorni irregolari che si stagliava contro il cielo grigio tenuemente illuminato dalla pallida notte. Tutt’intorno c’era un desolato piano erboso, spazzato dal vento che giungeva fin lì dal vicino mare.
«Non finisce qui, tutti quelli che da allora hanno comprato il terreno sono finiti male».
«E lo credo, bisogna essere fessi a comprarsi una landa desertica come questa, che reddito potrà mai avere, che cosa può produrre? Guarda un po' che terra, c’è da stupirsi che riesca a crescere l’erba. » Disse Sophie dando un calcio a una zolla sassosa.
«Voi state cercando di farmi credere d’essere l’unica ad avere paura, ma la verità è che voi non avete nemmeno il coraggio di ammetterlo, invece, quando siete sole, la sera guardate sotto il letto per paura che vi sia un mostro».
«Io non ho mai negato di guardare sotto il letto ... e saltuariamente in qualche altro posto, dipende», ammise Sophie, ma Desirée la schernì con una sonora risata, aggiungendo con aria superiore.
«A me non verrebbe mai in mente di guardare sotto il letto».
«Per forza: ci sono i cassetti! Non c’è posto nemmeno per un mostro nano.». Intervenne Gaby ridendo, mentre Sophie coglieva l’occasione per chiedere.
«Desirée, ma a casa tua, ai tempi in cui era ancora una locanda, non è stato commesso uno di quei delitti famosi? Non avete i fantasmi?».
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07/03/2012
Malus I. Segreti in cantina, 13
«Come avete fatto finora? »
«Furbizia. Siamo sempre riusciti a far credere d’essere qualcun altro, per fortuna Russi e Americani non si parlano molto».
«Più che furbi, siamo fortunati», puntualizzò Desirée.
«Dichiarate le verità, gli ideali non c’entrano niente, qui se lo sono tenuto semplicemente perché piace», concluse Sophie, le altre due ammiccarono con un sorriso.
Ferme sulla banchina ammirarono il loro U-Boot, sperando in cuor loro che la fortuna non le avrebbe abbandonate e che come l’ultimo esemplare di una rara specie animale, il loro lupo grigio sarebbe riuscito a sfuggire all’uomo moderno e a salvarsi dal gelo della guerra fredda ancora in atto.
Tempo due giorni come promesso Gaby era riuscita a decifrare parte del testo e ad individuare una parola che sembrava essere il toponimo di un luogo non molto distante dalla loro cittadina, così decisero di andarlo ad ispezionare al più presto.
«Eccoci arrivati, con la macchina non possiamo andare oltre», disse Sophie, accostando lo spiderino ai bordi della strada in terra battuta. Gaby era seduta dietro insieme a Falstaff, le braccia incrociate sul petto per sottolineare il malumore che il broncio sembrava non esprimere a sufficienza.
«Mi è perfettamente chiaro, che una volta scoperto che nel messaggio è menzionato l’antico nome del monastero di Seelamp, voi voleste andarci. La colpa è mia che ve l’ho detto, ma non capisco perché questo non potevamo farlo di giorno alla luce del Sole? ».
«Prima avevamo da fare, siamo personcine molto impegnate», controbatté Sophie aprendole la portiera.
«Tra l’altro per quell’essere con gli occhi rossi sembra non esserci molta differenza tra giorno e notte, dato che è venuto a trovarci di mattina. L’unica cosa su cui avrei da ridire io, è che potevamo tirare giù la cappotta, sono appena stata dal parrucchiere e voi sapete quanto detesti andarci», aggiunse Desirée, mettendosi sulle spalle lo zaino, ma Gaby insisteva.
«Si tratta di una struttura abbandonata e comunque il tuo parrucchiere non è un granché».
«Bella forza, se ci fossero ancora i monaci, complessati come sono, credi che permetterebbero a tre graziose ragazze di venire a curiosare nel cuore della notte? » Le fece notare Sophie, sbattendo la portiera della macchina, esasperata dai discorsi che aveva dovuto ascoltare durante tutto il tragitto e rivolta a Desirée aggiunse «Si risparmia su tutto, ma non sul parrucchiere, sembra che tu odi i tuoi capelli, eppure sono così belli e folti».
«Ma… è abbandonato proprio perché porta male» ribatté Gaby.
«Andiamo, tanto, se la conosco bene, prima che avremo raggiunto il monastero, ci avrà raccontato tutti i fattacci riguardanti questo posto, in modo da potere condividere con noi la sua paura, ci vuole spaventare. Per il momento l’unica cosa che potrebbe spaventarmi è dovere tornare dal parrucchiere, è un po’ come andare dal dentista» disse scherzosamente Desirée, avviandosi lungo la strada che s’inoltrava nel bosco, dove già scorazzava allegramente Falstaff annusando eccitato l’aria della sera. «E comunque quel poveraccio del mio parrucchiere ha fatto quel che poteva, doveva tagliare via tutte le ciocche bruciacchiate».
«Ah, quindi quel taglio non è una cosa voluta? Meno male, non avevo detto niente temendo che fosse un ritorno al tuo passato» commentò con un sospiro di sollievo Sophie.
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04/03/2012
Malus I. Segreti in cantina 12
Fecero scendere il periscopio da combattimento e le permisero di guardarci dentro girandolo in tutte le direzioni.
«Vi chiedo scusa, questo è un giocattolo bellissimo». Le altre due sorrisero felici come per dire “ te l’avevamo detto”.
L’interesse di Sophie per l’U-Boot e l’orgoglio di Gaby e Desirée nel mostrarglielo, fecero presto dimenticare i misteriosi messaggi e le apprensioni che avevano creato, solo abbandonando il ponte di comando Gaby notò, accanto alla poltrona sulla quale era stata seduta Desirée, inciso il nome del nonno W.H. von Drachenhof, anche il suo nome aveva a che fare con i draghi, e l’attuale cognome di Desirée de la Cour du Dracon non era altro che la traduzione in francese, scosse le spalle, coincidenze.
«Scusate, ma perché, se tutti i vostri discorsi sulla libertà sono veri, non togliete quella gigantesca svastica dal sommergibile? Fa un po’ impressione», osservò Sophie uscendo dalla torretta mentre lasciavano l’U-Boot.
« U-Boot prego.Beh sai… se qualcuno ci dovesse avvistare e dicesse di avere visto un U-Boot nazista lo ricoverano in neurologia. Tra l’altro abbiamo provato a nascondere le svastiche con una rosa bianca*che io ci ho attaccato sopra, ma si stacca sempre. Gaby ne ha ordinata una nuova che speriamo sia più resistente».
«Che cavolo di vernici usavano all’epoca! Non vanno via in nessun modo, accidenti a loro», protestò Gaby, alla quale quei segni provocavano un sincero mal di stomaco.
«Capito, ma che ci fate con un sommergibile? »
«Noi qualche passeggiata, vuoi mettere un U-Boot con una barchetta a vela o un banalissimo surf», disse ridendo Desirée, mentre Gaby con un po’ di vergogna tentava di giustificarsi.
«Potrebbe sembrare snobismo intellettuale, ma ci piace differenziarci dai cult dei consumi di massa compresi quelli elitari di sinistra. Ti prego di non pensare che sia per la sensazione di potere che potrebbe dare il girare su un U-Boot, tu sai che io sono una convinta pacifista».
«E se qualcuno vi dovesse dire qualcosa? »
«Si becca un bel siluro, perché anche di quelli ho una notevole scorta da smaltire, tutto quest’esplosivo sotto casa mi da decisamente fastidio, metti una frana, un qualcosa del genere, e qui salta in aria tutto »,disse Desirée francamente seccata.
«E se doveste incontrare un sommergibile atomico sovietico o americano, come dicono nei film Classe quello, Classe quell’altro? ». Gaby stava per rispondere, ma Desirée le tolse la parola e allargando le braccia in un gesto di fatalità ammise.
«Sono cavoli amari».
«Ma è un lupo grigio» protestò Gaby, che ancora una volta stava sbagliando schieramento, ma Desirée le fece notare.
«Sì, ma per restare nel regno animale: è una lumaca. Gli altri in immersione vanno alla stessa velocità di noi in emersione, sempre se ci va bene, per non parlare dei siluri intelligenti che una volta che ti hanno agganciato ti seguono fino a casa e suonano il campanello per stanarti. Porca miseriaccia, mi fanno proprio…»
* La rosa bianca era l’emblema della lotta studentesca tedesca contro il nazionalsocialismo.
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02/03/2012
Malus I. Segreti in cantina 11.
Nuovamente le dita si mossero sulla tastiera. Le immagini dello schermo ebbero un sussulto e come risucchiate, presero a mostrare a volo d’uccello paesaggi a gran velocità, per terminare in una distesa di ghiaccio che specchiava una luce accecante spegnendosi improvvisamente in un’esplosione di fuoco.
« Bene », un altro tocco e stampò su carta alcune righe.
Nel frattempo erano tornate le altre due.
« È tornato? », domandò Gaby affacciandosi dal basso.
« No, ma ho scoperto che ha lasciato delle tracce nella memoria, sono riuscita a stamparle, però non riesco assolutamente a capire di che cosa si tratti. Aspetta arrivo » disse porgendole il foglio ed apprestandosi a scendere. Gaby prese a studiarlo con grande interesse.
« Sono rune? » domandò Sophie, ma Gaby scosse la testa meditabonda.
« No, una variante depravata dell’alfabeto latino, comunque dalla costruzione delle frasi non si direbbe nemmeno una lingua germanica, sembrerebbe quasi che qualcuno abbia trascritto in germanico un testo di un’altra lingua, usando questi caratteri abnormi ».
« In altre parole, non c’è speranza ». Lasciando cadere le braccia sconfortata.
« No Sophie, è solo più complesso del previsto, non c’è testo che regga al mio attacco».
« Quanto tempo pensi ti occorrerà per decifrarlo? » s'informò Desirée.
« Domani vado all'università e faccio un salto in biblioteca, forse trovo qualcuno che mi può dare una mano, comunque per capire quello che c'è scritto, senza attendere una traduzione precisa, credo non ci vorranno più di due giorni. »
« E la parola che lampeggiava, non hai idea che significato possa avere? », domandò Desirée.
« È proprio quella che mi lascia alquanto perplessa, si tratta di una definizione nordica per indicare i draghi, significa qualcosa di simile a volatore della penombra o colui che vola nella penombra, Penumbra e curiosamente c’é anche la stessa parola latina, vede qui: Penumbra, scritto a chiare lettere. Spero solo che il restante testo non sia nello stesso stile ».
« Un intero testo è sempre meglio di una singola parola, forse riusciamo a fare qualche passo avanti », disse Sophie speranzosa.
« Vuoi vedere come c’immergiamo? » domandò Desirée cambiando argomento.
« No, No, ferme! Non fate scherzi. Posso guardare dal periscopio? Ho sempre sognato di farlo », Desirée ridacchiò.
« Non ti spaventare, per muovere questo coso serve un equipaggio per di più in gamba altrimenti sono guai ».
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