23/02/2012

Malus I. Segreti in cantina 10.

« Come no: solidale con noi stessi, mi sembra più che giustificato, è amicizia tra popoli come giustamente dice Gaby », obiettò Desirée senza riuscire a nascondere un leggero sorriso d’impertinente compiacimento.

« In caso di nuovo conflitto internazionale o grave crisi economica Desirée riaprirà la locanda », spiegò Gaby alzando il bicchiere per un brindisi, Desirée rispose alzando il suo.

« Anche perché ho ancora i magazzini pieni di superalcolici, non ne posso più di biscottini al rum, torta al rum, crema al rum, arrosto al… ».

« Basta! Abbiamo capito. Vuoi vedere il resto?» chiese Gaby alzandosi per interrompere la litania di Desirée che rischiava di diventare lunga, Sophie annuì e la seguì.

Appena furono uscite, Desirée con uno scatto felino si alzò e raggiunse la scaletta che portava all’interno della torretta dove si trovava il posto di comando in combattimento. Quel vano forse più di ogni altro era stato invaso dall’alta tecnologia, tre schermi a cristalli liquidi, più uno che dava la posizione tridimensionale dell’U-boot, erano stati sistemati nei pochi spazzi lasciati liberi dagli strumenti, molti dei quali erano stati rimossi e sostituiti con apparecchiature più moderne, tanto da fare somigliare il ponte di comando più all’interno di un’astronave che a quello di un attempato sottomarino.

Desirée si sedette sul seggiolino scricchiolante, allungò la mano sulla tastiera che stava alla sua destra e digitò nuovamente la parola misteriosa. Il ponte s’illuminò leggermente, su uno schermo trasparente, che le stava di fianco, presero a scorrere cartine di terre lontane percorse da brevi guizzi di luce.

La ragazza le osservava impassibile, solo una sottile ruga sulla fronte lasciava trasparire i suoi pensieri. Si sporse e con un tasto accese il quadro di comando poco più in basso, poi digitò velocemente qualcos’altro sulla tastiera continuando a tenere d’occhio lo schermo. Le attrezzature stavano assorbendo una grande quantità di dati, quando il turbinio di segni rallentò, disse tra sé a bassa voce « Da personcina educata bisogna rispondere ».

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18/02/2012

Malus I. Segreti in cantina 9.

Desirée da accanto il sedile prese una bottiglia di cognac e riempì una coppa per l´amica, mentre Gaby aggiungeva con malizia « Suo nonno aveva ricevuto un’offerta migliore», scoppiò a ridere « O meglio, l’offerta fu fatta da una personcina molto attraente ». Sophie non era ancora del tutto convinta, e prendendo la coppa disse.

« Questo è furto e tradimento » e indicandole aggiunge « Da entrambe le parti ».

« A chi? » il tono di Gaby era decisamente impertinente « Ad uno stato che non esiste più? Questo è stato un risarcimento per danni fisici e morali, mai sentito parlare di danni di guerra? » e rivolta a Desirée aggiunse « Perché non ha capito? »

Il volto di Desirée si era fatto scuro, fissava il cognac che ondeggiava nella sua coppa vetro.

« Ancora non è entrata nella giusta ottica e comunque nessuno nella mia famiglia ha mai tradito », intanto Gaby precisava con eccessiva emozione.

« Ehi! Questo all’epoca era un gioiellino veramente prezioso, consegnarlo avrebbe significato darlo agli Inglesi! Stai scherzando? Stava in acque francesi, quindi era francese. Col paese alla fame, non si fanno regali agli stranieri ». Desirée invece, aveva preso proprio male l’accusa di tradimento e aveva messo il broncio.

« Nessun uomo libero è tenuto a seguire un capo indegno e vile, è una vergogna. È dagli albori del Medioevo che siamo stati uomini liberi e volendo anche prima, perché nemmeno i Romani sono riusciti a conquistarci e dovremmo sottostare agli ordini di un imbianchino austriaco d’estrazione proletaria? Ma stiamo scherzando? » represse un brivido di disgusto, bevve il cognac come per togliersi il sapore spiacevole dalla bocca.

« La stessa parola Franchi significa liberi », aggiunse Gaby confondendo leggermente le parti belligeranti.

Desirée alzò le spalle dicendo semplicemente:

« Serviva ».

« Vedi, questo ha più senso, perché devi sempre polemizzare su tutto, infilare ovunque la politica? » riprese Sophie rivolta a Gaby.

« Lei mente meglio, tutto qui » concluse Gaby mettendo il broncio.

« Quindi », disse riassumendo Sophie « Se ho ben capito nel dopoguerra per sfuggire alla fame questo paese si è dato al contrabbando e la locanda serviva da copertura per il via vai di gente ».

« Mica solo nel dopoguerra, sono secoli che va avanti questa storia», precisò Desirée con una punta d’orgoglio, aggiungendo « C’è sempre stato bisogno d’arrotondare le entrate ».

« Certo, da quando esiste un potere centrale ladro e padrone, che per inseguire interessi capitalisti impedisce il libero scambio di merci tra popoli amici e soffoca ogni forma di commercio solidale. » intervenne con enfasi Gaby.

« Forse sarebbe più preciso dire, da quando c’è gente che non si fa i fatti suoi e pretende di ficcare il naso negli affari altrui », puntualizzò più onestamente Desirée.

« Ragazze a costo di deludervi, ma il contrabbando non è commercio solidale ».

15/02/2012

Malus I. Segreti in cantina 8

Sophie, ancora poco convinta, passò con una certa prudenza sulla tavola e titubante mise piede sul sommergibile, si guardò intorno « È immenso, aspettatemi! ».

Le altre due si stavano già arrampicando sulla torretta, affrettò il passo e si trovò a passare accanto ai due pezzi d’artiglieria antiaerea, che visti da vicino le sembrarono giganteschi, ne urtò uno facendolo ruotare di poco, vedendoli così mobili, quasi fossero vivi, si spaventò e si precipitò dalle amiche, che raggiunse solo all’interno del sommergibile, dove erano comodamente sedute ai posti di comando a sorseggiare cognac e chiacchierare serenamente, quasi fosse il salotto di casa.

« Incredibile… », disse guardandosi intorno.

Il sommergibile sembrava non essere mai stato abbandonato, era come se stesse aspettando l’equipaggio per salpare. Solo alcune parti in ottone lucidato a specchio e le spartane poltrone di pelle lasciavano trasparire uno stile passato. Le apparecchiature erano in funzione e segnalavano una serie di dati a lei incomprensibili. Vi era stata apportata qualche modifica, come indicavano alcune apparecchiature evidentemente nuovissime e d’alta tecnologia.

« In pratica mio nonno si è trovato nella posizione di chi vince tutte le battaglie, ma qualcun’ altro perde la guerra », le spiegò Desirée.

Sophie era ancora senza parole.

« Come in Caccia a Ottobre Rosso appunto», precisò Gaby.

« Sì, ma se non ricordo male Ottobre Rosso alla fine viene consegnato agli americani ». Desirée corrugò la fronte, l’idea della consegna le dava l’orticaria.

« Questo U-boot è stato ufficialmente affondato come tutti gli altri che rifiutarono l’umiliazione della resa sotto l’onta della bandiera pirata imposta dagl’Inglesi. E poi che c’entra? I generali quelli che stanno per terra, com’è che si chiamano… non hanno mica restituito i carriarmati, li hanno semplicemente lasciati in giro. Qui abbiamo fatto la stessa cosa. Cosa c’è che non va? », domandò Desirée.

« Come ragionamento, non regge molto ».

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13/02/2012

Riflessioni -vita

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Lo spreco della vita si trova nell'amore che non si è saputo dare,

nel potere che non si è saputo utilizzare,

nell'egoistica prudenza che ci ha impedito di rischiare e che,

evitandoci un dispiacere, ci ha fatto mancare la felicità.

O. Wilde

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11/02/2012

Riflessioni

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Beati coloro che si baceranno sempre

al di là delle labbra,

varcando il confine del piacere

per cibarsi dei sogni.

A.Merini
 

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10/02/2012

Malus I. Segreti in cantina, 7.

Sophie era ancora senza parole.

« Una mattina lo videro affiorare dalle gelide acque a causa di un guasto al sistema d’aerazione e fu subito amore ». Gaby adesso era veramente orgogliosa di poterle mostrare il loro segreto.

« Ma come si fa? È un sommergibile nazista », questo era inequivocabile date le grandi svastiche e croci bianco nere ben visibili sullo scafo insieme alla scritta U-933 la sigla del sommergibile.

« U-Boot », la corresse Desirée « U-933 detto Prinz Eisenherz è un pezzo unico, appartiene al tipo VII/c 41, ma ha tante modifiche da essere quasi un c 42, il prototipo mai realizzato. Ha uno scafo doppio, in teoria potrebbe raggiungere i 400 m. di profondità, quasi come i sommergibili d’oggi e una notevole capacità di fuoco di ben quattordici torpedo. Il motore a diesel è stato un po’ aggiornato, sai andava troppo piano », scese saltellando verso il molo, dove prese una lunga tavola che appoggiò al sottomarino per salirvi. Gaby intanto con un accenno d’imbarazzo tentava di giustificare il fatto a Sophie, che ancora non riusciva a capacitarsi.

« Devi capire Sophie, che quelli erano tempi molto inquieti ed insicuri, non si poteva sapere cosa sarebbe successo, per questo era meglio stare in guardia e premunirsi contro il peggio » continuò Gaby « Qui nessuno ha restituito le armi dopo la guerra ».

« Hai finalmente capito, perché da queste parti nessuno vende casa? Hanno le cantine piene d’armi, che non sanno più come eliminare ». Strillava Desirée dal sottomarino, aggiungendo con vanto.  « La mia cantina è la più bella », e presa dall’entusiasmo si mise a ballare, facendo rimbombare cupamente l’acciaio dello scafo. Sophie guardandosi intorno stupita, raggiunse il piccolo molo ingombro di bidoni e attrezzature varie coperti da grandi teloni incerati, si fermò sbalordita a guardare l’U-boot ancorato davanti a lei.

« Sono 67 metri di sottomarino, non è tanto già all’epoca ce n’erano di molto più grandi, ma questo è micidiale. », continuò Desirée, adesso imitava Shakira, sbagliando però i passi come notò l’occhio esperto di Sophie.

« Ma che senso ha? Dopo tanti anni. Questo enorme coso è bello, ma potrebbe andare bene solo per un museo navale, se davvero dovesse succedere qualcosa, che ci fai con questo? È un rottame » l’indignazione e l’offesa furono comuni.

« Non ha un filo di ruggine », protestò energicamente Gaby, mentre saliva sdegnata sul sommergibile, Desirée invece la guardava con un intimidatorio sorriso sulle labbra, a guardarla bene aveva qualcosa di tedesco, ferma su suo U-Boot a puntualizzare.

« Questo coso non è mai stato sconfitto da nessuno. Non sa cosa sia la sconfitta, né tanto meno la ruggine, non riesce nemmeno a immaginarsela. Dai sali » e corse via ridendo insieme a Gaby.

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07/02/2012

Saggio consiglio

 

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03/02/2012

Malus I. Segreti in cantina 6.

« Queste caverne nei secoli passati sono servite a pirati e contrabbandieri. Nei momenti di carestia da queste parti non restava altro da fare. Nessuno ha mai saputo che in questo trasognato paesino fu saltuariamente praticata la pirateria, per questo è molto importante che tu non dica mai niente di questi posti, ne va della rispettabilità della nostra storia », specificò Gaby prima di lasciare passare Sophie, che mise una mano sul cuore sollevando l’altra in tacito segno di giuramento, così poté varcare finalmente la soglia segreta.

« Altre scale! Per chi mi hai preso ». Desirée era andata avanti ed aveva acceso la luce. Le scale con i gradini dissestati proseguivano, ma la galleria a una decina di metri da loro finiva in un’ampia caverna. Gaby aveva ripreso il racconto.

« Beh! È una storia molto romantica, volendo… Il nonno di Desirée s’innamorò della nonna e il villaggio …»

« Del nonno ufficiale gentiluomo » volle concludere Sophie, ma Desirée che le stava davanti la corresse.

« No, non del nonno, di questo », indicando ciò che si trovava all’interno della caverna. Sophie si voltò verso la luce, da prima riuscì a prendere atto solo di una grossa massa grigia, ma quando la mise bene a fuoco non credette ai propri occhi, esclamando incredula.

 

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« Mio Dio! Ma è pazzesco! », guardò meglio, non era possibile, eppure aveva di fronte un sommergibile tedesco della seconda guerra mondiale in perfetto stato di conservazione, che galleggiava placidamente ormeggiato nel piccolo porto sotterraneo. Prendeva sia in altezza, sia in lunghezza quasi tutta la grotta. Rispetto ai sottomarini moderni aveva uno scafo sottile e allungato che lo faceva apparire quasi elegante, nonostante fosse fermo ed in evidente disarmo incuteva un inconscio e cupo timore, cui contribuivano i grossi pezzi d’artiglieria che armavano la torretta, ancora minacciosamente puntati verso l’alto, contro un nemico che aveva vinto la guerra e si era dimenticato di loro. Alle funi d’acciaio erano fissate delle strane bandiere: una francese, una tedesca e ben due grandi bandiere della pace, evidente sforzo di Gaby per bilanciare altri simboli molto negativi.

Le due amiche la stavano guardano con occhioni innocenti, pieni d’orgoglio.

« Bello vero? », chiese a conferma Desirée.

01/02/2012

Riflessioni

Alle volte, quando ti senti vincitore, e pensi di avere la situazione in pugno, di essere il più forte, avere schiacciato i più deboli, non avere più ostacoli, dà un occhiata allo specchietto retrovisore...

 

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IL MALE CHIAMA sempre IL MALE

 

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